Alla scoperta delle scuole filosofiche dell’Età ellenistica

Mercoledì 12 novembre, dalle 16.15 alle 18.15, presso le aule dell’Istituto Comprensivo “Don Bosco” di Grottaglie, si è tenuta la prima lezione del nuovo anno accademico UDEL 2025/2026 del corso “Mercoledì culturali: storia, filosofia e attualità”.

C’è stata una buona partecipazione: oltre trenta corsisti, attenti, curiosi e desiderosi di approfondire temi che uniscono storia e riflessione personale.

La nascita delle scuole filosofiche dell’età ellenistica

La lezione ha avuto come tema generale la nascita e lo sviluppo delle scuole filosofiche dell’età ellenistica, un periodo storico caratterizzato da profondi cambiamenti politici, sociali e culturali.

Un mondo che cambia: dalla polis all’impero

Per comprendere la nascita di queste filosofie, abbiamo ripercorso il clima storico che fece da sfondo all’età ellenistica:

  • la fine dell’autonomia della città-stato greca,

  • l’espansione di Alessandro Magno,

  • la conquista di un vastissimo impero,

  • la successiva divisione dei territori tra i suoi quattro generali.

Con il declino della polis, il cittadino greco diventa suddito di potenze sovranazionali. L’uomo si trova improvvisamente a vivere in un mondo più grande, complesso e incerto.

E allora cambia anche la filosofia: non più orientata alla politica, ma al singolo individuo, alla sua interiorità, alla sua capacità di affrontare la vita e le emozioni.

Le cinque scuole filosofiche dell’età ellenistica

Durante l’incontro abbiamo analizzato le cinque principali correnti che si sviluppano in questo periodo.

Stoicismo (Zenone di Cizio)

La felicità consiste nel vivere secondo ragione e natura, accettando serenamente ciò che non dipende da noi.

Epicureismo (Epicuro)

Il piacere è inteso come assenza di turbamento: amicizia, moderazione, assenza di paure inutili.
Abbiamo citato anche la critica dei primi cristiani; San Paolo richiama infatti il motto attribuito agli epicurei: “Mangiamo e beviamo, perché domani moriremo”.

Scetticismo (Pirrone di Elide)

La saggezza nasce dalla sospensione del giudizio: non pretendere di conoscere la verità assoluta permette di vivere più sereni.

Cinismo (Antistene e Diogene)

Vivere secondo natura, rifiutando i falsi bisogni.
Abbiamo ricordato anche il celebre aneddoto della lanterna di Diogene, simbolo della ricerca dell’uomo autentico.

Eclettismo (Cicerone e Posidonio)

Una filosofia “mediana”, che seleziona e armonizza le idee migliori di ogni scuola con spirito aperto e non dogmatico.

Le differenze tra queste scuole non sono soltanto teoriche: riflettono modi diversi di affrontare la vita, la libertà, il destino e le emozioni.

Tra storia, cultura e vita quotidiana

La lezione ha intrecciato filosofia, storia, geografia del mondo ellenistico e cenni di cultura generale.
Dalla magnifica Biblioteca di Alessandria ai nuovi centri culturali sorti tra Egitto, Asia e Mediterraneo, abbiamo osservato come le idee si spostassero e si trasformassero insieme alle conquiste e alle migrazioni dei popoli.

I corsisti hanno seguito con grande attenzione e partecipazione, mostrando interesse e curiosità per un periodo storico tanto lontano quanto attuale per le domande che solleva.

Prossima lezione: Marco Aurelio e il suo “Pensiero 6,21”

Il ciclo di lezioni proseguirà mercoledì 19 novembre con un approfondimento dedicato allo Stoicismo romano e, in particolare, alla figura di Marco Aurelio, l’imperatore-filosofo.

Il punto di partenza sarà il celebre Pensiero 6,21, un invito all’umiltà e alla ricerca della verità:

“Se qualcuno mi mostra che sbaglio, sarò lieto di cambiare, perché ricerco la verità, che non ha mai fatto del male a nessuno.”

Da questa riflessione prenderà avvio un percorso che unirà storia, filosofia, etica e attualità.

Conclusione

La prima lezione dell’anno è stata un momento ricco di contenuti, ascolto e partecipazione.
Un ottimo inizio per un percorso culturale che ci accompagnerà per molti mercoledì, alla scoperta di idee, autori e temi che aiutano a capire meglio non solo il passato, ma anche noi stessi.

Ciro De Angelis

 

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Un anno di cultura che comincia: presentati i 21 corsi dell’UDEL 2025/2026

Grottaglie, 11 novembre 2025 – Sala conferenze Agrilog – Grottaglie (TA)

Martedì 11 novembre si è tenuta, presso la sala conferenze dell’Agrilog di Grottaglie, la serata ufficiale di presentazione dei corsi dell’Università dell’Età Libera per il nuovo anno accademico 2025/2026.
L’evento ha registrato una notevole partecipazione di pubblico, composto da corsisti storici, nuovi interessati e simpatizzanti dell’associazione.

Dopo il saluto introduttivo della Presidente dell’UDEL, la professoressa Annamaria Lenti, ho avuto il piacere di invitare ciascun docente a illustrare il proprio percorso formativo, presentando obiettivi, contenuti, orari e modalità di lavoro.
L’atmosfera è stata, fin dall’inizio, vivace e attenta: numerose le domande, le curiosità e le richieste di approfondimento da parte dei presenti.

 

I 21 corsi dell’UDEL: un’offerta ricca e completa

Per l’anno accademico 2025/2026 l’UDEL propone 21 corsi, articolati su cinque pomeriggi settimanali. (I corsi di musica e teatro proseguono anche quest’anno, ma con nuovi docenti, presentati ufficialmente durante la serata.). Eccoli elencati integralmente:

Viaggi di istruzione

Accanto ai corsi, l’UDEL conferma anche per quest’anno alcune iniziative culturali esterne.
Tra queste, è stato annunciato per i giorni 7 e 8 febbraio un viaggio di istruzione a Roma, con visita alla prestigiosa mostra sui Tesori dell’Antico Egitto ospitata alle Scuderie del Quirinale. Un appuntamento che si preannuncia molto atteso, sia per il valore storico-artistico della mostra sia per l’opportunità di condividere, insieme, un’esperienza culturale di grande fascino.

Successivamente, come ogni anno, si organizzerà un ulteriore viaggio di istruzione, di quattro giorni.

Organizzazione settimanale

I corsi si svolgeranno dal lunedì al venerdì nelle fasce orarie 16:15–17:15, 17:15–18:15 e 18:15–19:15.
L’orario settimanale completo sarà pubblicato nel blog tramite la foto ufficiale presentata durante la serata.

Grande partecipazione e primi iscritti

Al termine della presentazione sono stati distribuiti e compilati i moduli di iscrizione, subito molto richiesti.

L’interesse manifestato conferma il ruolo centrale che l’UDEL continua a svolgere  nel promuovere cultura, socialità e formazione permanente nella nostra città.

Il saluto della Presidente

La Presidente dell’UDEL ha concluso la serata ringraziando tutti i presenti per il loro entusiasmo

e per la fiducia rinnovata, sottolineando come l’Università dell’Età Libera rappresenti

non solo un’offerta culturale, ma una vera comunità di persone che amano crescere insieme.

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Dal manoscritto al libro stampato: il mio nuovo progetto sul self publishing nella scuola

Negli ultimi anni sempre più docenti sentono il desiderio di valorizzare i propri progetti, le proprie esperienze didattiche e le proprie idee. Ma spesso si fermano davanti a un ostacolo: come pubblicare e condividere tutto questo in modo professionale, accessibile e indipendente?
Da questa domanda — e da una precisa richiesta di alcuni insegnanti durante un mio corso di formazione — è nato il libro “Guida al self publishing per la scuola. Dal manoscritto al libro stampato”, ora disponibile su Amazon 👉 https://www.amazon.it/dp/B0FTG2M7FF/.

📚 Come è nato il progetto

Il volume è il frutto di un percorso formativo che ho tenuto presso l’Istituto Comprensivo “Salvemini” di Taranto con un gruppo di 23 docenti, appassionati di  innovazione e di didattica creativa.
Durante il corso, abbiamo esplorato tutte le fasi della pubblicazione indipendente: dalla scrittura alla revisione, dall’impaginazione alla copertina, fino al caricamento del libro su Amazon.
Il risultato è stato duplice: un’esperienza di apprendimento collettivo e, soprattutto, un vero libro pubblicato — scritto a più mani, con rigore e passione.

🎯 Gli obiettivi del libro

L’obiettivo principale è offrire una guida pratica e motivante per docenti, formatori e scuole che vogliono avvicinarsi al mondo del self publishing.
Il testo accompagna passo dopo passo chi desidera:

  • trasformare progetti scolastici o percorsi interdisciplinari in libri autentici;

  • imparare a impaginare, creare copertine e pubblicare autonomamente;

  • trasmettere agli studenti il valore della scrittura come forma di comunicazione e responsabilità.

👩‍🏫 Un libro per i docenti… e non solo

Pur pensato per il mondo della scuola, il volume si rivolge anche a chiunque desideri pubblicare il proprio lavoro in modo indipendente, mantenendo libertà creativa e controllo sui contenuti.
Il linguaggio è chiaro, accessibile, arricchito da esempi concreti e suggerimenti operativi. Ogni capitolo nasce dall’esperienza diretta dei docenti che hanno partecipato al corso: una comunità di professionisti che ha deciso di imparare facendo.

💡 I benefici del self publishing nella scuola

L’autopubblicazione non è solo una competenza tecnica, ma una forma di educazione alla progettualità, alla comunicazione e al lavoro di squadra.
Pubblicare un libro significa imparare a:

  • gestire un progetto complesso dall’idea al prodotto finito;

  • sviluppare competenze digitali e organizzative;

  • valorizzare la propria professionalità e quella degli studenti;

  • condividere buone pratiche e materiali con la comunità educativa.

🌟 Un invito a sperimentare

Questo libro non vuole solo insegnare “come si fa”, ma ispirare.
Mostra che anche nella scuola di oggi è possibile creare, innovare, comunicare con il mondo esterno e lasciare una traccia concreta del proprio lavoro.
Come scrivo nell’introduzione del volume, il self publishing rappresenta “una nuova frontiera della didattica”, capace di unire rigore e creatività, conoscenza e passione.

📖 Scopri il libro su Amazon:
👉 https://www.amazon.it/dp/B0FTG2M7FF/

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VIAGGI NELLA STORIA, NELL’ARTE E NEL PENSIERO – Lezioni di Storia, Filosofia e Religione all’Università dell’Età Libera “Anchise” – Taranto

INTRODUZIONE

Anche nell’anno accademico 2024/2025, appena concluso, ho avuto il piacere di tenere alcune lezioni di Storia, Filosofia e Storia delle Religioni”, e precisamente quattro lezioni, nei mesi di maggio e giugno.

Le lezioni, tenute presso le aule del Mudit, il Museo degli Illustri Tarantini, ci hanno permesso di intraprendere insieme un viaggio affascinante nel periodo più straordinario della storia italiana, dal punto di vista artistico, scientifico e culturale: il RINASCIMENTO.

Grazie alla disponibilità all’uso della LIM e di presentazioni PowerPoint, è stato possibile arricchire ogni incontro con immagini, video, dettagli artistici e aneddoti che hanno reso i contenuti più vivi e coinvolgenti.

Mi ha colpito l’interesse attento e appassionato del gruppetto dei corsisti presenti, la partecipazione attiva e la voglia autentica di conoscere e di approfondire. Questa dispensa nasce proprio con l’intento di lasciare traccia di ciò che abbiamo vissuto insieme, affinché ogni lettore possa rivivere – almeno in parte – l’emozione di quelle ore condivise. Durante le quattro lezioni sono state sviluppate le seguenti tematiche, arricchite da numerosi collegamenti contestuali, storici e filosofici:

  • Oltre le Colonne d’Ercole: Cristoforo Colombo e la scoperta del Nuovo Mondo
  • Le Meraviglie del Rinascimento: un’esplosione di bellezza e genialità
  • Michelangelo e la Cappella Sistina: arte, fede e filosofia sotto una volta dipinta
  • Federico da Montefeltro e il Ducato di Urbino: l’umanesimo al potere

Ma, ora, entriamo un po’ nei dettagli di questi argomenti…

Oltre le Colonne d’Ercole

Cristoforo Colombo e la scoperta del Nuovo Mondo

Ricordo perfettamente lo sguardo curioso con cui abbiamo iniziato questa lezione: la figura di Cristoforo Colombo, spesso semplificata nei libri scolastici, è in realtà il simbolo di un’epoca di svolta, di passaggio, di sogno e anche di contraddizione.

Insieme, abbiamo ricostruito le tappe del suo primo viaggio oltre le cosiddette “Colonne d’Ercole”, limite estremo del mondo conosciuto fino ad allora. La scelta di Colombo non fu casuale né isolata: fu il frutto di una visione, di un progetto coltivato ostinatamente per anni, e sostenuto infine dai sovrani spagnoli, Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona.

Attraverso slide dettagliate, abbiamo tracciato il percorso delle tre caravelle, analizzato i documenti originali, e ci siamo soffermati sul significato simbolico e culturale dell’incontro tra due mondi. Abbiamo discusso insieme non solo del “grande navigatore”, ma anche delle conseguenze – talvolta drammatiche – di quel viaggio: il confronto (e scontro) tra civiltà, le ricchezze conquistate, ma anche la sofferenza degli indigeni.

Mi ha fatto molto piacere vedere come i corsisti abbiano saputo cogliere le sfumature, ponendo domande pertinenti e partecipando attivamente alla discussione.

In questa lezione abbiamo imparato che la Storia non è mai solo cronaca, ma è anche interpretazione, sguardo, riflessione. E che ogni viaggio – anche quello di Colombo – ci parla ancora oggi, se sappiamo ascoltarlo.

Le Meraviglie del Rinascimento

Un’esplosione di bellezza e genialità

La seconda tappa del nostro viaggio ci ha portato nel cuore pulsante di una delle epoche più straordinarie della storia: il Rinascimento italiano. Quando ho cominciato a preparare questa lezione, mi sono subito reso conto che parlare del Rinascimento significa raccontare un’esplosione di creatività, un risveglio collettivo del pensiero, dell’arte e della scienza. E così è stato anche per noi, in aula: un percorso appassionante tra Firenze, Roma, Venezia, Milano e le grandi corti rinascimentali.

Con l’aiuto della LIM e delle immagini proiettate, abbiamo ammirato opere d’arte immortali, che ancora oggi ci parlano con una forza incredibile: la grazia dei dipinti di Raffaello, l’equilibrio delle architetture del Brunelleschi, la potenza espressiva delle sculture di Michelangelo, la visione rivoluzionaria di Leonardo da Vinci.

Ma non ci siamo fermati alla bellezza delle opere. Abbiamo cercato di capire cosa ci fosse dietro tutto questo splendore: un nuovo modo di vedere l’uomo e il mondo. Il Rinascimento è stato infatti anche un cambiamento di mentalità, una riscoperta dell’uomo come misura di tutte le cose, una fiducia nuova nella ragione, nell’indagine scientifica, nella libertà dello spirito. L’uomo comprende che può essere artefice del proprio destino e discostarsi dalla visione teocentrica del Medioevo.

Insieme abbiamo riflettuto sul ruolo fondamentale dei mecenati, dei papi, delle corti che investirono in cultura e conoscenza. Abbiamo parlato di Lorenzo il Magnifico, di Isabella d’Este, dei Medici e dei Gonzaga, che fecero delle loro città veri e propri laboratori di arte e pensiero.

 

 

Quello che più mi ha colpito è stato il coinvolgimento dei corsisti: ognuno ha voluto dire la sua, ha ricordato viaggi nei luoghi dell’arte, ha condiviso emozioni provate di fronte a un affresco, a una cupola, a una statua. È stato un momento dialogo tra passato e presente.

Abbiamo concluso la lezione con una semplice ma potente verità: il Rinascimento non è solo un periodo storico, è un’idea. È la convinzione che l’uomo possa migliorare sé stesso e il mondo attraverso la bellezza, la conoscenza e la passione. E questa idea – ancora oggi – può ispirarci.

Michelangelo e la Cappella Sistina

Arte, fede e filosofia sotto una volta dipinta

Se dovessi scegliere un momento di autentica emozione durante questo ciclo di lezioni, penso che molti corsisti indicherebbero questo: la scoperta – o riscoperta – della volta della Cappella Sistina, affrescata da un giovane e ostinato Michelangelo. Una vera sfida, un’impresa titanica compiuta da un genio solitario che non si considerava nemmeno un pittore.

Quando abbiamo cominciato a raccontare la vita di Michelangelo, ci siamo immersi in una storia fatta di passione, di tormento, di ricerca del divino. Ogni immagine proiettata sulla LIM sembrava prendere vita: il dito teso di Dio che sfiora quello di Adamo, lo sguardo drammatico del profeta Isaia, la maestosa figura di Zaccaria, la forza muscolare dei veggenti e dei nudi laterali, l’energia travolgente del Diluvio Universale e della Creazione degli Astri.

Ma non ci siamo limitati ad ammirare la bellezza pittorica. Abbiamo cercato di penetrare il significato profondo di quelle immagini. Michelangelo non dipinge semplicemente episodi biblici: rappresenta una visione del mondo, una teologia in immagini, una riflessione filosofica sull’origine dell’uomo, sul peccato, sul libero arbitrio e sulla salvezza. È come se ci dicesse che, attraverso la fatica, l’uomo può innalzarsi fino a Dio.

Abbiamo parlato del rapporto tra Michelangelo e i papi, in particolare Giulio II, che lo spinse a realizzare quell’opera colossale. E poi della solitudine di un artista che scolpiva anche con il pennello, che viveva tra fede e dubbio, tra sacro e umano, tra cielo e terra. Michelangelo era un uomo del Rinascimento, ma anche un’anima inquieta e profondamente spirituale.

In aula, qualcuno ha detto: “Adesso, quando visiterò di nuovo la Cappella Sistina, la guarderò con occhi diversi.” E forse questo è il regalo più grande che una lezione possa lasciare.

Federico da Montefeltro e il Ducato di Urbino

L’umanesimo al potere

Per l’ultima lezione di questo ciclo, ho scelto di portarvi con me a Urbino, una piccola città delle Marche che, nel Quattrocento, fu uno dei cuori pulsanti dell’Umanesimo. E questo fu merito, in gran parte, di un uomo straordinario: Federico da Montefeltro.

Ricostruire la sua figura è stato come entrare in un affresco rinascimentale in cui politica, cultura, arte e filosofia si fondono in armonia. Federico non fu solo un grande condottiero, ma anche un principe illuminato, un mecenate raffinato, un amante dei libri e del sapere. Il suo studiolo – che abbiamo osservato attentamente durante la lezione – è forse la più bella sintesi di ciò che era e di ciò che rappresentava: intarsi in legno finissimo, simboli di virtù, strumenti scientifici, libri, mappamondi, strumenti musicali. Non armi, ma pensiero.

Con le slide e le immagini proiettate, abbiamo “camminato” dentro il Palazzo Ducale di Urbino, una delle più belle dimore signorili d’Italia, opera dell’architetto Luciano Laurana. Abbiamo ammirato le sue torri gemelle, la raffinatezza dei cortili, l’eleganza della Biblioteca e la forza comunicativa della celebre tavola di Piero della Francesca che ritrae il duca con il suo inconfondibile profilo.

Ma più ancora dell’aspetto architettonico e artistico, ci siamo soffermati sulla visione politica e culturale di Federico. Un uomo che seppe coniugare forza e intelligenza, diplomazia e lungimiranza. Un sovrano che credeva nel potere della cultura come strumento di governo e di civiltà.

Lo sviluppo di questo argomento è stato anche un modo per riflettere su una domanda che è emersa durante la lezione: che cosa significa davvero “governare con sapienza”? Federico ci insegna che la cultura non è un ornamento, ma una guida. E che il vero potere è quello che innalza, non quello che schiaccia.

I commenti alla fine della lezione mi hanno profondamente colpito. In molti hanno espresso stupore nel “riscoprire” un personaggio poco conosciuto ma straordinario, che oggi dovrebbe essere più presente nei libri di scuola. Alcuni hanno già messo in programma una visita a Urbino: e questo, per me, è uno dei risultati più belli.

CONCLUSIONE

Ripensando a queste quattro lezioni, penso che ogni incontro abbia rappresentato un’occasione per scoprire insieme quanto la storia, l’arte e il pensiero possano ancora emozionarci, sorprenderci e farci riflettere.

Sia al presidente Giuseppe Ventruti sia a tutti i partecipanti va il mio ringraziamento: per l’attenzione, la curiosità, le domande, i sorrisi e, soprattutto, per la voglia di continuare a imparare, come abbiamo fatto insieme in questo meraviglioso viaggio nel mondo rinascimentale.

Ciro De Angelis

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Trump e il diritto di voto delle donne: facciamo chiarezza

Negli ultimi giorni mi è capitato di leggere, anche sui social, affermazioni allarmanti secondo cui il presidente Donald Trump avrebbe in programma di eliminare gradualmente il diritto di voto alle donne. Come spesso accade, notizie così forti, se non verificate, possono generare confusione, rabbia o paura. Cerchiamo di fare chiarezza.
La notizia, detta in questi termini non corrisponde al vero, ma c’è comunque motivo di preoccuparsi. Precisiamo che il diritto di voto femminile è garantito dal 19° Emendamento della Costituzione americana, e non può essere cancellato da un presidente, nemmeno in carica.

Tuttavia, alcune misure introdotte di recente dall’amministrazione Trump hanno sollevato forti preoccupazioni.
Nel marzo 2025, Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone nuovi requisiti per la registrazione al voto, tra cui l’obbligo di fornire un documento ufficiale che attesti la cittadinanza (come un passaporto).
Questo potrebbe rappresentare un ostacolo per molte donne sposate, il cui nome legale non coincide con quello riportato sui documenti, rendendo più difficile l’accesso al voto.

A questo si aggiunge il cosiddetto SAVE Act, approvato dalla Camera dei Rappresentanti, che propone criteri simili.
Secondo alcune stime, fino a 69 milioni di donne potrebbero trovarsi in difficoltà con queste nuove disposizioni.

Non si tratta quindi di una revoca esplicita del diritto di voto, ma di misure che potrebbero ostacolare indirettamente l’accesso al voto, in particolare per una parte significativa dell’elettorato femminile.
Per questo motivo, diverse organizzazioni per i diritti civili hanno già avviato azioni legali, accusando queste politiche di violare principi costituzionali fondamentali.

Un ritorno al passato?

Ci sono voluti secoli di lotte, sacrifici e coraggio perché le donne potessero finalmente essere riconosciute come cittadine a pieno titolo, con pari diritti, pari voce, pari dignità. Il diritto di voto non è solo una casella da spuntare: è il simbolo di un cammino lungo e faticoso verso l’uguaglianza.

E oggi, mentre le politiche dell’amministrazione Trump sembrano introdurre barriere che colpiscono proprio l’universo femminile, non possiamo fare a meno di chiederci: stiamo forse tornando indietro?

Quando si colpisce il diritto di voto, anche solo indirettamente, si colpisce il cuore della democrazia.
E ogni ostacolo imposto non è solo un inciampo burocratico: è un passo indietro nel tempo, un’offesa alla memoria di chi ha lottato per i diritti di tutti.
Per questo dobbiamo restare vigili, informati e consapevoli. Perché le conquiste civili non sono mai eterne, se non vengono difese giorno dopo giorno.

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Un anno di sapere condiviso: Filosofia, Storia e Cultura all’Udel di Grottaglie

Ogni mercoledì pomeriggio, da novembre a maggio, un’aula dell’Università dell’Età Libera di Grottaglie (TARANTO), presso la scuola media “Don Luigi Sturzo”, si riempie puntualmente di volti curiosi, sguardi attenti e menti desiderose di continuare a imparare, a riflettere, a confrontarsi. È questo lo spirito che anima il ciclo di incontri dal titolo “Mercoledì culturali: approfondimenti di Storia, Filosofia e Attualità”, un appuntamento che da anni rappresenta per molti adulti un autentico spazio di nutrimento intellettuale e umano.

Un’Università che non conosce età

L’Università dell’Età Libera di Grottaglie, presieduta dalla prof.ssa Anna Maria Lenti,

è una realtà culturale attiva da ben 19 anni. Più che una semplice associazione, è una vera e propria comunità di pensiero, un laboratorio di idee e socializzazione dove si intrecciano esperienze, saperi e passioni.

All’interno di questa cornice, il mio corso settimanale si è tenuto ogni mercoledì, dalle 16.00 alle 17.30, da novembre 2024 a maggio 2025, per un totale di 23 incontri, ciascuno dedicato a un tema che unisse profondità storica, attualità stimolante e riflessioni filosofiche. L’aula è sempre stata piena, spesso oltre la capienza prevista, segno di un desiderio condiviso di conoscenza e crescita personale che non si esaurisce con l’età.

 

Viaggio tra storia, pensiero e mondo contemporaneo

Il percorso che ho preparato e tenuto durante quest’anno accademico ha attraversato epoche e luoghi, personaggi e idee, ed è stato accompagnato da slide, documenti, immagini e collegamenti interdisciplinari che hanno arricchito ogni singola lezione. Ecco alcuni dei temi affrontati:

  • “Oltre le colonne d’Ercole – Il sogno di Colombo”: la visione, il coraggio e l’ignoto oltre i confini del mondo conosciuto.

  • “La storia di Arpad Weitz”: la forza della memoria come atto di giustizia e di speranza.

  • “I segreti della Cappella Sistina”: un viaggio nella teologia e nell’umanesimo rinascimentale attraverso l’opera di Michelangelo.

  • “La Storia si fa con i documenti”: dall’incoronazione di Carlomagno al Novecento, la parola scritta come testimonianza viva.

  • “La guerra tra Russia e Ucraina”: radici culturali e geopolitiche della visione russa del mondo.

  • “La filosofia del Seicento e Leibniz”: una lezione che ha intrecciato pensiero filosofico e tecniche di memorizzazione.

  • “Federico da Montefeltro”: lezione legata al viaggio nelle Marche, tra arte, storia e cultura umanistica.

Il viaggio culturale è stato arricchito anche da una gita di istruzione nei luoghi studiati, che ha portato i corsisti, dall’1 al 4 maggio, a Urbino, Pesaro, Gradara, Jesi, Fano, Senigallia e Recanati, permettendo di unire la teoria all’esperienza viva dei luoghi dell’arte e della memoria.

Apprendere insieme, con passione

Ogni lezione è stata un’occasione per dialogare, riflettere, emozionarsi. La partecipazione dei corsisti – perlopiù insegnanti, professionisti e appassionati di cultura – è stata intensa e interattiva, con interventi, domande e scambi di idee che hanno reso ogni incontro un vero laboratorio del pensiero. È stato per me un privilegio vedere ogni settimana decine di persone che hanno scelto di dedicare tempo alla crescita personale e al piacere di conoscere.

Sguardo al futuro: le proposte dei corsisti

Nell’ultima lezione, lo scorso 21 maggio, ho chiesto ai partecipanti di suggerire nuovi temi per l’anno prossimo. Le loro proposte testimoniano l’ampiezza dei loro interessi e la voglia di continuare a scoprire:

  • Eleonora d’Arborea, storia di una donna medievale antesignana dell’emancipazione femminile

  • Giustina Rocca, la prima avvocatessa al mondo
  • Le origini filosofiche della Pedagogia

  • Confronto tra Corano e Bibbia

  • Einstein: scienza e curiosità

  • Ada Lovelace, tra matematica e innovazione

  • La vita e la filosofia di Sant’Agostino

  • Artemisia Gentileschi, una donna artista in un mondo dominato da uomini

  • Leadership, sviluppo umano e carisma

  • Storia della Massoneria

  • La nascita dello Stato d’Israele e le origini del conflitto arabo-israeliano

Saranno certamente spunti preziosi per costruire insieme un nuovo percorso di incontri che uniscano sapere, passione e partecipazione.

Il sapere come ponte tra generazioni

I Mercoledì culturali non sono solo un corso: sono un invito alla vita, alla curiosità, alla scoperta continua di sé e del mondo. In un tempo in cui tutto sembra rapido e superficiale, dedicare uno spazio settimanale alla riflessione condivisa è un atto di coraggio e bellezza. E finché ci sarà chi vorrà farsi domande, cercare risposte, emozionarsi davanti alla complessità della storia e del pensiero, continueremo a camminare insieme, ogni mercoledì, sulla strada della conoscenza.


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Università dell’Età Libera “Anchise” di Taranto – Sintesi lezioni di Corso di Storia, Filosofia e Storia delle Religioni – Anno Accademico 2022-2023 di Ciro De Angelis

Durante l’anno accademico 2022/2023 sono state svolte sette lezioni di Storia, Filosofia e Storia delle Religioni”, tra il 5 dicembre 2022 e il 18 maggio 2023. Ogni lezione è stata svolta attraverso l’ausilio di slide ed immagini che hanno contributo a rendere più fruibili i contenuti proposti. Come ogni anno, le lezioni sono state arricchite dalle numerose riflessioni, osservazioni e commenti dei corsisti, la cui partecipazione è stata sempre attiva ed encomiabile. Ogni incontro è stato tenuto sviluppando contenuti sia di storia che di filosofia, con inserimenti pertinenti di storia delle religioni. I temi trattati hanno avuto l’obiettivo di stimolare la mente e la riflessione su interrogativi di carattere esistenziale che ha permesso ai corsisti di interrogarsi e di riflettere sulla vita, sulla propria esistenza, sui dubbi, anche attraverso il confronto con numerosi pensatori del passato.

Il primo argomento sviluppato ha spiegato il significato di Geopolitica e di come i fatti storici siano spesso influenzati dal territorio e dalla geografia. Oggi si sente tanto parlare di geopolitica in relazione ai fatti che stanno accadendo, come la guerra in Ucraina causata dall’aggressione russa, l’ascesa della Cina come potenza economica mondiale, ecc. In Italia, la fioritura della Geopolitica è parallela alla nascita, nel 1993, della rivista Limes, diretta da Lucio Caracciolo. Il campo di applicazione delle analisi geopolitiche si è indubbiamente ampliato: sono apparsi i problemi dei gruppi etnico-linguistici; i temi demografici e dello sviluppo umano, con speciale riguardo ai flussi migratori di popolazione e alla diffusione del benessere; le questioni relative all’allocazione delle risorse; la gestione delle forme di regionalizzazione amministrativa ed economica; l’esame dei flussi di materie prime, capitali, informazioni; lo studio della competizione per le risorse naturali; le politiche ambientali. Un significato importante di geopolitica è che dalla disposizione dei fenomeni nello spazio derivi almeno una parte dei comportamenti politici e che, perciò, in base all’analisi di quella disposizione sia possibile interpretare gli eventi verificatisi e prefigurare scenari futuri. Altro argomento sviluppato è la Differenza tra casualità e causalità negli eventi storici, attraverso la metafora del Naso di Cleopatra, utilizzata dal filosofo Pascal. In definitiva, ci si è posti la domanda: i singoli fatti storici possono modificare il flusso degli eventi e quindi cambiare la storia? Sono stati presi in esame alcuni di questi eventi storici, come la battaglia di Poitiers del 732, durante la quale Carlo Martello, nonno di Carlomagno, sconfisse e respinse l’avanzata degli arabi che, dopo aver conquistato la Spagna, erano intenzionati a fare altrettanto con la Francia e col resto d’Europa. Altro evento storico decisivo sono state le elezioni politiche in Italia del 18-19 aprile 1948 che, con un esito diverso, avrebbero potuto modificare la storia italiana del secondo dopoguerra. Notevole interesse ha suscitato il Manifesto realizzato da Bertrand Russel ed Albert Einstein, inviato ai capi di stato di tutto il mondo per fermare la proliferazione di armi atomiche e scongiurare una guerra nucleare. Il manifesto, presentato a Londra nel 1955, si rivolgeva in modo particolare alle due superpotenze del tempo, USA e URSS per esortarle a fermarsi nella corsa agli armamenti che, in caso di guerra, avrebbero potuto provocare l’estinzione della razza umana. Ecco alcune parti più significative del Manifesto: “Metteremo fine al genere umano o l’umanità saprà rinunciare alla guerra?”. È possibile un mondo senza guerra per garantire un futuro al genere umano? Molti potrebbero eccepire che le guerre sono sempre esistite. È vero, ma ciò non dimostra che il ricorso alla guerra sia inevitabile, né possiamo presumere che un mondo senza guerra sia un traguardo impossibile da raggiungere. Il fatto che la guerra abbia segnato il nostro passato non significa che debba essere parte anche del nostro futuro. Tenendo conto che, in qualsiasi guerra futura, le armi nucleari saranno certamente impiegate, e che queste armi minacciano la continuazione dell’esistenza del genere umano, noi sollecitiamo i Governi del mondo di realizzare, e rendere pubblico, che i loro scopi non possono essere raggiunti per mezzo di ulteriori guerre mondiali, e, di conseguenza, li sollecitiamo ad individuare metodi pacifici per la risoluzione delle controversie internazionali”. Dal Manifesto Russel-Einstein si evince che ogni guerra è innaturale ed è sempre contraria al concetto di umanità nel suo significato più autentico. Legata in qualche modo al tema della guerra è stata la lezione sul Significato di obiezione di coscienza, in tempo di pace ed in tempo di guerra. Sono stati mostrati durante la lezione, alcuni interessanti documenti storici, gli atti del processo e la relativa sentenza di condanna a carico di un giovane piemontese, Remigio Cuminetti, che nel 1916, in piena Prima Guerra Mondiale, chiamato alle armi, si rifiuta, per motivi di coscienza di indossare la divisa militare e di andare a combattere persone che lui, diceva, non considerava suoi nemici. Questo sembra che sia il primo caso documentato di obiezione di coscienza in Italia. Interessanti anche le prese di posizione di Don Lorenzo Milani sul rifiuto di obbedienza in tempo di guerra. Sono stati anche presi in esame i vari processi, primo fra tutti quello di Norimberga, contro i criminali nazisti, accusati di crimini contro l’umanità e condannati perché avrebbero dovuto disobbedire agli ordini ricevuti di sterminare milioni di persone innocenti. Ma, come si è discusso, durante la lezione, l’obiezione di coscienza non si limita al servizio militare, ma investe anche altri campi, l’eutanasia, l’aborto, ecc. Molto interessante è stata la discussione avuta al termine della lezione, con i vari corsisti presenti. L’argomento su Giordano Bruno e la Libertà di pensiero, ha preso in esame la vita ed il processo contro il filosofo campano, che fu condannato al rogo dal Tribunale della Santa Inquisizione cattolica nel 1600. Giordano Bruno è considerato il precursore del libero pensiero e fu una delle vittime più illustri dell’intolleranza religiosa del suo tempo. Le sue idee, sia in campo religioso che filosofico e scientifico, furono considerate eretiche e per questo subì la dura condanno in Campo dei Fiori a Roma. Pochi anni dopo anche Galileo Galilei fu processato dallo stesso Tribunale, in quanto aveva osato sostenere, in una sua opera, la teoria eliocentrica di Niccolò Copernico. Galilei, a differenza di Giordano Bruno, ritrattò le sue idee e si sottomise alla Chiesa, cosa gli evitò la condanna a morte, in quanto ricevette solo gli arresti domiciliari a vita. Circa quattrocento anni dopo, con il papa Giovanni Paolo II, la Chiesa ha riabilitato Galileo, riconoscendo che il processo è stato un errore, ma non quello di Bruno. A proposito di libertà di pensiero, interessante quanto afferma l’articolo 21 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Durante la lezione su Fede e Scienza e se possono andare d’accordo, è stato fatto un excursus delle principali tesi filosofiche, religiose e scientifiche riguardo all’origine dell’uomo, se creato da un essere supremo (Dio) o se il risultato di un’evoluzione scientifica da specie animali inferiori. Si è inoltre riflettuto se Teoria dell’evoluzione, così come elaborata da Darwin, e creazione, così come espresso nella Genesi biblica, possano andare d’accordo o siano necessariamente incompatibili. Durante lo sviluppo dell’argomento è stato esaminato il pensiero di alcuni filosofi dell’antichità, come Epicuro, Democrito e altri, sostenitori dell’ateismo, e di filosofi cristiani del Medioevo, come Anselmo d’Aosta e Tommaso d’Aquino, che hanno cercato di formulare prove ontologiche e cosmologiche dell’esistenza di Dio. Si è parlato poi di Illuminismo, di Karl Marx, di Charles Darwin, di Antonino Zichichi, di Margherita Hack, osservando parallelamente e di volta in volta le due diverse e contrapposte posizioni. Interessante, infine, l’enciclica di Giovanni Paolo II, Fides et Ratio, che cerca di mettere insieme le varie tesi contrastanti. Durante la lezione è stata mostrata la famosa opera di Paul Gauguin, intitolata “Da dove veniamo? Cosa siamo? Dove andiamo?”, nella quale il famoso pittore si è posto e ha cercato di dare una risposta a questi fondamentali interrogativi esistenziali. Infine, non poteva mancare lo sviluppo di una lezione sul Difficile percorso delle donne per la conquista dei propri diritti. Si è parlato di misoginia e della sua origine, di patriarcato, di maschilismo e del calpestamento, da sempre, dei diritti delle donne. E’ stata esaminata la vita di alcune donne coraggiose che hanno combattuto, nei secoli, per i diritti delle donne: Christine de Pizan, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, Olimpye de Gauges, Gualberta Beccari, Teresa Mattei e tante altre. Si è parlato di donne che hanno lottato e che hanno perso brutalmente la vita, come la filosofa Ipazia, scienziata, astronoma, matematica, custode della biblioteca di Alessandria d’Egitto, assassinata da un gruppo di fanatici cristiani che volevano metterla a tacere e reprimere il suo essere una libera pensatrice. Infine, è stata esaminata la legislazione italiana che, dopo il 2 giugno 1946, dopo aver concesso il diritto di voto alle donne, ha gradualmente, e finalmente, portato le donne verso la parità con l’uomo, con la Legge sul Diritto di Famiglia del 1975. Anche quest’anno, su richiesta dei corsisti, una lezione è stata dedicata alle Tecniche di memorizzazione che consentono di tenere allenata la propria mente. È stato spiegato come sia possibile non solo attraverso la lettura quotidiana, ma anche tramite l’uso di strategie cognitive efficaci mantenere sempre giovane il cervello e ritardarne l’invecchiamento. Le tematiche di cui sopra rappresentano solo i principali argomenti trattati durante le mie lezioni con i corsisti dell’Udel “Anchise”. Accanto a questi argomenti fondamentali, durante ogni lezione, ci sono state innumerevoli altre riflessioni storico-filosofiche, spesso frutto di vivaci discussioni con i corsisti. Tutto questo, insieme alle domande formulate, alle curiosità evidenziate e alle osservazioni pertinenti, ha contribuito notevolmente ad arricchire ogni lezione. Lo scambio di opinioni, in un clima caloroso ed amichevole, qual è quello dell’Udel Anchise, è risultato essere molto fruttuoso. Tutti hanno imparato da tutti, grazie all’entusiasmo e alla voglia di imparare, a qualunque età, nella consapevolezza dei vantaggi della cultura, per continuare ad essere sempre liberi, critici e consapevoli.

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“IL MONDO DELLA SCUOLA NELL’ERA DEL COVID-19” – CONVEGNO ONLINE

L’era del Covid-19 ha posto al mondo della scuola nuove sfide, costringendola a cambiamenti radicali che hanno mutato profondamente il modo di fare e concepire la didattica e introdotto questioni assolutamente nuove per tutti gli attori coinvolti.
Il Convegno “Il Mondo della scuola nell’era del Covid-19”, che si terrà online, su piattaforma zoom, nell’intera giornata di sabato 20 marzo 2021, si pone l’obiettivo di riflettere sulle molteplici questioni coinvolte, cercando di dare una risposta dal punto di vista giuridico e didattico. Il Convegno, che vedrà la partecipazione di numerosi relatori, tra cui giuristi, docenti, dirigenti scolastici e professionisti, è organizzato dall’Associazione “Diritto del Pensiero e delle Espressioni Artistiche” e dall’AGIF (Associazione Giuristi Italiani per la Famiglia), in collaborazione con Studio Cataldi.
E’ indirizzato a Docenti, Dirigenti Scolastici, Giuristi, Psicologi, Studenti ed è un evento accreditato (5 crediti formativi) dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Avezzano. E’ previsto il rilascio di un attestato di partecipazione a tutti coloro che ne faranno richiesta.
CIRO DE ANGELIS
PER ISCRIZIONI:
– Gli avvocati del Foro di Avezzano possono scrivere a
avv.manuelarinaldi@yahoo.it;
– Gli Avvocati di altri Fori, Docenti, Psicologi, Dirigenti scolastici o Studiosi interessati possono scrivere a elenaquarta534@gmail.com.
LINK DI PARTECIPAZIONE AL CONVEGNO:
PROGRAMMA COMPLETO
SESSIONE MATTUTINA: INIZIO ORE 9.30
SALUTI
Prof. Avv. Manuela Rinaldi – Avvocato Cassazionista, Docente a Contratto Titolare dell’insegnamento Tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro- Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Teramo- Sede Teramo e Università Uninettuno
ORGANIZZATORI DELL’EVENTO
Prof. Avv. Paolo Maci – Docente di Legislazione Scolastica presso l’Università Telematica Pegaso, Presidente nazionale Associazione Giuristi Italiani per la Famiglia –
Dott.ssa Elena Quarta – Docente della Scuola Superiore della Magistratura – Founder Progetto Diritto del pensiero e delle La sensibilizzazione degli studenti sulla problematica dello smaltimento delle mascherine e dei guanti monouso Interessante campagna del WWF (brevi cenni).
MODERA
Avv. Paolo Maria STORANI – (Avvocato cassazionista, Consulente parlamentare, ViceDirettore StudioCataldi)
RELAZIONANO
Prof. Vincenzo Capodieci – Docente di Lettere Liceo scientifico Rogazionisti di Padova
“Le sfide della DAD: ragazzi mi sentite?”
Prof. Avv. Giorgio Fontana – Professore Ordinario Diritto del Lavoro Università Mediterranea di Reggio Calabria
“Scuola pubblica e tutela dei diritti fondamentali oggi”
Avv. Paola Perrone – Avvocato cassazionista, Già docente di diritto ed economia nelle Scuole Superiori e Giudice Onorario di Tribunale. Master di II livello in Diritto ed Economia del mare presso l’Università degli Studi di Pescara “Gabriele D’Annunzio”,  Autrice Giuridica
“Responsabilità del Dirigente scolastico durante l’epidemia da Covid-19. Prevenzione e sicurezza”
Avv. Luisa Carpentieri – Avvocato amministrativista -Socio fondatore Studio Legale Mongelli, mediatore, componente
Uffcio Legale CODACONS Vicepresidente Fondazione AIGA Tommaso Bucciarelli
“Il diritto all’istruzione e il diritto alla connessione”
Avv. Simone Aliprandi – divulgatore, consulente e formatore in materia di diritto d’autore
“Copyright e Didattica online”
Prof. Ciro de Angelis – Docente di Storia e Filosofia presso l’Università dell’Età libera – Docente presso l’ISIS “Facchinetti” di Castellanza VARESE
“Alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES), normativa di riferimento e strumenti di inclusione”
Dott. Vittorio Lodolo D’Oria – Medico esperto in malattie professionali degli insegnanti
“Malattie professionali degli insegnanti e loro mancato riconoscimento: un problema sociale in tempo di Covid”
Dott. Remo Trezza – Dottorando di ricerca in Scienze giuridiche presso Università degli studi di Salerno; stagista presso Corte costituzionale
“Diritto alla salute e diritto all’istruzione: tecniche bilanciatorie nella pandemia”
Dott. Fabrizio Cesareo – Dottorando di Ricerca in “Diritti, Economie e Culture del Mediterraneo” presso il Dipartimento Jonico dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro
“Trasporto pubblico locale e Covid-19. Il caso “scuola” nel nuovo Diritto dell’Emergenza come indice di difficile bilanciamento”
Dott.ssa Valentina Giannola – Esperta in scienze Forensi. Criminologia Investigativa e Criminal profiling
“La didattica a distanza e le insidie del web”
PAUSA
SESSIONE POMERIDIANA: ORE 15.30
Avv. Paolo Maria Storani – Consulente parlamentare e Giudice disciplinare
“Nuovi scenari pandemici: Vaccini, libertà di autodeterminazione, consenso informato, trasmissibilità del virus e nesso di causalità…”
Avv. Maria Chiara Landolfo – Garante dei diritti delle persone con disabilità presso il Comune di Campi Salentina
“Dalle scuole speciali all’inclusione scolastica – L’evoluzione della normativa: criticità e prospettive future”
Notaio Anna Dellaquila – Notaio in Castelfranco Emilia
“Notariato ed Istituti Secondari Superiori nell’Epoca della Pandemia”
Prof.ssa Antonella Manca – Dirigente Scolastica del Liceo “G. Banzi Bazoli” di Lecce
“Il Mondo della scuola nell’era del Covid 19- La visione della Dirigente scolastica”
Prof. Antonio Lezzi – Animatore digitale “G. Banzi Bazoli” di Lecce –
“Dall’innovazione al cambiamento passando per la soluzione di problemi (tecnologici). La sfida della Didattica a distanza”
Dott.ssa Maristella Taurino – Psicologa, Psicoterapeuta con Certificazione SIPO di Psico- oncologa di I° Livello – Socia- centro clinico Psifia)
“Tra didattica e distanza: quali “Dispositivi di Protezione Psicologica” per il mondo scolastico?”
Dott.ssa Isabel Martina – Criminologa Investigativa Titolare Scuola di Criminologia “c_crIMe”
“Diminuzione dei casi di bullismo e crimini durante la pandemia”
CONCLUSIONI
Prof. Avv. Paolo Maci – Docente di Legislazione Scolastica presso l’Università Telematica Pegaso, Presidente nazionale
Associazione Giuristi Italiani per la Famiglia
“Diritto alla salute e diritto all’istruzione: il conflitto tra Stato e Regioni tra giurisprudenza dei TAR e applicazioni pratiche”

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17 MARZO 1861- 17 MARZO 2021 – 160° ANNIVERSARIO DELL’UNITA’ D’ITALIA

 

Quella di oggi, 17 marzo, sarà una lezione speciale perchè ricorrono i 160 anni dall’Unità d’Italia. Si parlerà della storia e del significato dei simboli dell’unità nazionale: La Bandiera, l’Inno di Mameli, lo Stemma e la stessa Costituzione. L’incontro è libero ed aperto non solo agli iscritti all’Università dell’Età Libera di Grottaglie, ma anche a tutti coloro che vogliono saperne di più su questo importante capitolo della storia d’Italia. Non mancate, quindi, collegandovi alle ore 16.00 al seguente link di Google Meet: https://meet.google.com/afd-nxrm-zaf

CIRO DE ANGELIS

 

 

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DONNE, PARITÀ E DIRITTI NELL’ITALIA DI FINE OTTOCENTO

Nel 1868 venne pubblicato a Padova il primo numero della rivista La Donna, fondata da Gualberta Alaide Beccari. Erano passati sette anni dall’unità d’Italia ed il clima e l’opinione nei confronti delle donne, non era dei migliori. Una società fortemente maschilista, e spesso misogina, impediva alle donne di emanciparsi, realizzarsi ed esprimere pienamente il loro potenziale.  “Pur troppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gl’Italiani” avrebbe scritto Massimo D’Azeglio qualche anno dopo. Lo storico inglese Christopher Duggan sostenne che fare gli italiani, per D’Azeglio, significava liberarli da vizi quali indisciplina, irresponsabilità, pusillanimità e disonestà ed instillare in loro ciò che egli chiamava “doti virili”. Gli italiani avevano quindi bisogno di emanciparsi, di uscire da quello stato di minorità sociale e morale in cui si trovavano da secoli. Ma se da un lato Massimo D’Azeglio e la classe politica attiva nell’Italia postunitaria ravvisavano la necessità della costruzione dell’identità italiana, dall’altro, quasi a rimarcare l’importanza del possesso di doti virili si dimenticava il ruolo delle donne e l’opportunità di inserirle nel percorso di emancipazione nazionale appena avviato. Nessun coinvolgimento, quindi, delle donne, che continuarono ad essere escluse, quasi completamente, ed ancora per lungo tempo, dal godimento dei diritti civili, politici ed economici. La società italiana, permeata da una mentalità fortemente maschilista, non solo non mostrò alcuna sensibilità verso le istanze e le rivendicazioni avanzate da gruppi di intellettuali donne, e sporadicamente anche da alcuni uomini, ma le osteggiò con forza, soffocando sul nascere ogni forma di legittima richiesta paritaria. Il giornale di Gualberta Beccari viene fondato proprio con l’obiettivo di rivendicare ciò che per la donna era considerato un diritto, anche se, nel periodo Risorgimentale, in Italia, il dibattito sull’emancipazione fu assai limitato, distinguendosi così, in senso negativo, da altre nazioni europee, come la Francia e l’Inghilterra. La Francia, grazie alle “spinte liberali e egalitarie della rivoluzione” ha, di fatto, sin dalla fine del ‘700, dato un contribuito significativo alla nascita del femminismo. Molto interessante fu La Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, pubblicata dalla scrittrice e drammaturga Olympe de Gouges sulla falsa riga della Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, che ne tradusse al femminile i suoi 17 articoli, partendo dalla convinzione che la donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell’uomo. Olympe de Gouges sarà la prima a rivendicare per le donne i diritti politici e il suo testo è considerato il primo documento moderno che reclama l’uguaglianza giuridica, politica e sociale tra uomo e donna. L’Italia, frammentata politicamente in tanti Stati, era ancora molto lontana dall’intraprendere questo percorso, che trovò invece un terreno fertile in altri Paesi. Si avviava alla sua unità nazionale, ma continuava a restare indietro nel riconoscere la parità uomo-donna. Alcuni dei fattori responsabili di questa riluttanza vanno ricercati nella forte influenza che la presenza della Chiesa esercitava sulla politica. Molti uomini politici, considerati illustri pensatori e menti illuminate del Risorgimento italiano, trovavano difficile rinunciare alla concezione maschilista della superiorità dell’uomo sulla donna e alcuni non mostrarono alcuna riserva nel manifestare apertamente il proprio pensiero. Tra questi troviamo anche uomini di Chiesa con funzioni politiche, come Vincenzo Gioberti, sacerdote, filosofo e primo ministro di Carlo Alberto, che disse: “La donna, insomma, è in un certo modo verso l’uomo ciò che è il vegetale verso l’animale, o la pianta parassita verso quella che si regge e sostenta da sé”. Antonio Rosmini, anch’egli filosofo e sacerdote, afferma che “compete al marito, secondo la convenienza della natura, essere capo e signore; compete alla moglie, e sta bene, essere quasi un’accessione, un compimento del marito, tutta consacrata a lui e dal suo nome dominata”. Lo stesso Massimo D’Azeglio, rimarcando lo spirito della società maschilista dell’epoca, aveva anche scritto: “Si deve dire la verità e mantenere la parola data a tutti, e persino alle donne”.  Ancora un personaggio, il D’Azeglio, che pur autorevole, mostra poca considerazione per le donne e le relega ad un posto subalterno rispetto agli uomini. Anna Maria Mozzoni, la più grande femminista italiana dell’Ottocento, indicò senza mezzi termini coloro che impedivano alle donne di godere degli stessi diritti degli uomini e, a proposito del diritto di voto disse: “Se temeste che il suffragio alle donne spingesse a corsa vertiginosa il carro del progresso sulla via delle riforme sociali, calmatevi! Vi è chi provvede freni efficaci: vi è il Quirinale, il Vaticano, Montecitorio e Palazzo Madama, vi è il pergamo e il confessionale, il catechismo nelle scuole e … la democrazia opportunista!”. Alle donne non spettavano, per legge, gli stessi diritti garantiti agli uomini. Le istituzioni politiche e religiose dell’Italia unita continuarono a mostrare forte resistenza verso le rivendicazioni paritarie femminili. Tutti i progetti di legge presentati al fine di garantire il diritto di voto, almeno ad alcune categorie di donne, furono sistematicamente respinti, escludendo di fatto le donne dal voto al pari delle persone analfabete, degli interdetti, dei detenuti in espiazione di pena e dei falliti. Il primo numero della rivista “La donna”, fondata da Gualberta Beccari uscì a Padova il 12 aprile 1868 e ben presto il giornale si rivelò come “una delle più importanti espressioni dell’emancipazionismo femminista italiano del secondo Ottocento”. Il progetto della Beccari fu subito ben chiaro ed esplicito sin dal primo numero, nel quale, senza mezzi termini, si indicavano le linee guida del processo di emancipazione femminile che avrebbe dovuto aver luogo. La decisione di avvalersi solo di collaborazioni femminili sia per la redazione del giornale sia per la stesura degli articoli della rivista segnò sicuramente un momento importante nel progetto della Beccari, che fece della rivista un caso raro, forse unico nel panorama letterario-giornalistico italiano. Difficilmente la Beccari avrebbe trovato uomini disposti a perorare la causa delle donne. Certo, ci sono stati alcuni uomini, all’indomani dell’unità d’Italia, che con coraggio hanno tentato più volte di scardinare il possente edificio del primato e del dominio maschile sulla donna, costruito in secoli di prevaricazioni, abusi e umiliazioni di ogni tipo. Ma tali sporadici tentativi, sebbene motivati dalle migliori intenzioni, non hanno sortito alcun effetto, e sono stati criticati, ignorati e considerati fuori luogo. Basti pensare che, a partire dal 1867, quindi solo un anno prima della fondazione della rivista La Donna, un deputato pugliese, a dir poco illuminato e fuori dal coro, Salvatore Morelli, presentò alla Camera dei Deputati una serie di progetti di legge che chiedevano la parità uomo-donna sotto tutti gli aspetti: abolizione della schiavitù domestica, l’eguaglianza dei coniugi nel matrimonio, il doppio cognome, i diritti dei figli illegittimi, il divorzio, il diritto di voto per le donne. Inutile dire che tutte queste proposte furono bocciate dal parlamento italiano. Dopo la bocciatura della legge, Giuseppe Mazzini scrisse a Salvatore Morelli dicendogli che sperare di ottenere l’emancipazione femminile “alla Camera come è costituita, e sotto l’istituzione che regge l’Italia è […] come se i primi cristiani avessero sperato di ottenere dal paganesimo l’inaugurazione del monoteismo e l’abolizione della schiavitù”. I temi trattati, le istanze avanzate e le argomentazioni presentate da La Donna alla classe politica ed alla società, sono tutt’altro che scontati o di facile trattazione. Numerose sono le questioni affrontate ed approfondite nei vari testi presenti nella rivista. Erano temi ritenuti inopportuni ed impensabili per il tempo. Se da un lato poteva anche sembrare accettabile per la società del tempo la rivendicazione di alcuni di questi diritti da parte delle donne come l’istruzione superiore e universitaria, quello riguardante le professioni femminili o l’abolizione della legalizzazione della prostituzione, dall’altro era inconcepibile chiedere la parità salariale, l’uguaglianza nei diritti politici, la possibilità di divorziare o la separazione dei beni durante il matrimonio: tutti argomenti controversi in un’Italia che politicamente si definiva liberale, ma che poi mostrava di essere alquanto arretrata culturalmente ed estremamente intransigente e rigida nell’affrontare la questione femminile. E i decenni che ancora dovevano passare prima di veder riconosciuti molti di questi diritti alle donne italiane, dimostrano quando fosse profondamente radicato il seme della disuguaglianza. Notevole importanza veniva attribuita dalla Beccari all’aspetto pedagogico. Al concetto di emancipazione era associato in maniera imprescindibile quello di educazione e di istruzione. L’educazione rappresentava il “presupposto indispensabile per operare una rivoluzione radicale delle coscienze e del costume” perché, come sosteneva la Beccari nella sua rivista, nell’articolo intitolato Alle donne italiane, del 10 maggio 1973, se la donna è “mantenuta nell’ignoranza, nell’inazione, in una minorità, non è né può essere ch’erba parassita della famiglia, invece noi la vogliamo fare la colonna sulla quale la famiglia deve fondarsi, rinnovandosi”. La rivista di Gualberta Beccari, sebbene pubblicata ininterrottamente per oltre venti anni, non ebbe vita facile. I temi affrontati dalle varie autrici furono osteggiati e avversati dalla maggioranza, ma ebbero però il merito di innescare un ampio dibattito culturale. La pubblicazione della rivista, con le sue rivendicazioni paritarie tra uomo e donna destò, sin da subito, grande scandalo. Era impensabile per la società maschilista del tempo un ruolo per la donna al di fuori dell’ambito familiare. Molte le critiche e le chiusure indirizzate alla causa emancipazionista della Beccari, e tra queste non rientrano solo “le storiche figure maschili, ma anche l’indifferenza e le difficoltà delle donne stesse a partecipare alla cosa pubblica nel timore di stravolgere e compromettere, dentro e fuori le mura domestiche, i tradizionali paradigmi” che vedevano il ruolo della donna esclusivamente in seno alla vita del focolare domestico. Le donne italiane erano ancora impreparate ad accettare temi così nuovi, considerati irricevibili per quel tempo.  Ed è con grande amarezza che la Beccari prende atto di tale indifferenza. Ostile alla Beccari ed alla sua rivista si mostrò anche la scrittrice Matilde Serao che non le risparmiò critiche malevoli, definendo i suoi scritti degli “interminabili piagnistei”. Il giornale fondato da Gualberta Beccari è stato il primo, in Italia, a trattare i temi del femminismo. Esso ha senz’altro rappresentato un caso unico nel panorama giornalistico-letterario dell’Italia postunitaria. La Donna, pur con una diffusione modesta, è stata una rivista d’avanguardia perché ha saputo, con garbo e fermezza, rivendicare per ogni donna quei diritti che le sono stati lungamente negati, mostrando coraggio nel proporre alcuni temi che, seppur presenti in altri Paesi, erano nuovi per la società italiana, ancora poco illuminata ed imbevuta di tradizione cattolica nella quale il ruolo femminile è considerato subalterno a quello maschile. La Donna ha affrontato ostilità e critiche agguerrite ma è andata avanti per la sua strada, convinta di dover portare avanti quella che riteneva fosse una sacra missione: educare e istruire ciascuna donna per aiutarla a conquistare in ogni campo un posto non più subalterno all’uomo, ma paritario. La coraggiosa Olympe de Gouges, a cui la Beccari ha senz’altro guardato con ammirazione, aveva sfidato gli uomini del suo tempo con la parola ed il ragionamento, come quello riportato nell’introduzione alla Dichiarazione dei diritti della Donna e della cittadina: “Uomo, sei capace d’essere giusto? È una donna che ti pone la domanda; tu non la priverai almeno di questo diritto. Dimmi? Chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il creatore nella sua saggezza; scorri la natura in tutta la sua grandezza, di cui tu sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l’esempio di questo tirannico potere. Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni della materia organizzata; e rendi a te l’evidenza quando te ne offro i mezzi; cerca, indaga e distingui, se puoi, i sessi nell’amministrazione della natura. Dappertutto tu li troverai confusi, dappertutto essi cooperano in un insieme armonioso a questo capolavoro immortale. Solo l’uomo s’è affastellato un principio di questa eccezione. Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo illuminato e di sagacia, nell’ignoranza più stupida, vuole comandare da despota su un sesso che ha ricevuto tutte le facoltà intellettuali; pretende di godere della rivoluzione, e reclama i suoi diritti all’uguaglianza, per non dire niente di più“.

 Olympe de Gouges, per aver osato chiedere e combattere per questi diritti, vide, nel suo caso, realizzarsi quello il diritto di essere ghigliottinata, nel 1793. Circa cento anni dopo, la rivista di Gualberta Beccari terminava la sua pubblicazione, resa sempre più difficile dalla forte ostilità contro cui aveva dovuto lottare e difendersi. Ma il seme era stato piantato. Altre pubblicazioni femminili erano sorte negli anni successivi e, tra queste, un nuovo giornale con lo stesso titolo, La Donna, supplemento a La Stampa di Torino che, nel numero del 5 aprile 1909, ribadisce con enfasi le legittime aspirazioni di uguaglianza fortemente reclamate dalle donne: “Che cosa vuole la donna moderna? Diventare ragione senza perdere il sentimento, diventare diritto senza perdere il dovere, diventare lavoro senza perdere la poesia. Ecco perché la mentalità a cui aspirano le donne contemporanee è uno dei grandi segni precursori dei tempi nuovi e sarà una delle più grandi potenze dell’avvenire”.

CIRO DE ANGELIS

PS: Questo articolo è una sintesi del seguente saggio, pubblicato nel 2016:

Ciro De Angelis, “Temi e testi precursori del femminismo italiano in «La donna», rivista d’avanguardia dell’Italia postunitaria”, in Atti del Convegno “Il Tempo e lo Spazio nella Lingua e nella Letteratura italiana”, a cura di Elena Pirvu, Università di Craiova, 16-17 settembre 2016, Firenze, Franco Cesati Editori, 2018, ISBN 978-88-7667-718-2.

 

 

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COSA RENDE LA VITA DEGNA DI ESSERE VISSUTA? LE RISPOSTE DELLA FILOSOFIA

 

Tutte le volte che nel corso delle mie lezioni di storia e filosofia nei mercoledì culturali, o altrove, affronto il tema “Cosa rende la vita degna di essere vissuta?”, nel momento dedicato alla discussione, emergono, comprensibilmente, tante sfaccettature e punti di vista, talvolta basati su riflessioni o elaborazioni personali, dovute in primis al proprio vissuto. Ognuno ha un’idea propria, un’opinione tutta sua, un modo per spiegare il senso della vita e i motivi per renderla degna di essere vissuta. Altri citano a tal fine idee, frasi e aforismi, fatti propri, pur essendo il frutto del pensiero di letterati, filosofi e poeti di ogni epoca. Tra questi, Oscar Wilde che disse: “Io continuo a stupirmi. E’ la sola cosa che mi renda la vita degna di essere vissuta“; o Albert Einstein: “La vita non è degna di essere vissuta, se non è vissuta per qualcun altro“.  Ho però riscontrato che il pensiero utilizzato più frequentemente in risposta alla domanda oggetto della nostra discussione è quello rappresentato dalle note parole di Socrate “una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta“. Da qui i collegamenti, le riflessioni e le discussioni, spesso contrastanti sul significato e il ruolo della filosofia e della sua ricerca incessante della verità, nonchè i numerosi interrogativi che la questione induce a porsi: E’ realmente così? La filosofia ha come obiettivo la diffusione del sapere? E che dire della ricerca della verità? Può la filosofia indicarci la strada per rendere la vita degna di essere vissuta? In sintesi, a cosa serve la filosofia? Davanti a questi interrogativi, che ho posto spesso al mio pubblico o ai miei studenti, con lo scopo di sollecitare il pensiero e la riflessione, le risposte ricevute sono le più disparate talvolta somiglianti a dei veri e propri tentativi di arrampicarsi sugli specchi. Alcuni pensano che la filosofia non serva a nulla, che sia una disciplina sterile e priva di sostanza, proprio perchè non insegna nulla di nuovo. In effetti, i filosofi, non hanno insegnato nè trasmesso alcun sapere. Vista esclusivamente da questo punto di vista, potrebbe essere lecito pensare o asserire che la filosofia non serva a nulla! E, paradossalmente, qualcuno più informato aggiungerebbe: per fortuna! In che senso? Lasciamo che a spiegarlo sia il più grande dei filosofi dell’antichità, Aristotele, colui che Dante definisce nella sua Commedia, “il maestro di color che sanno“. Nella sua opera Metafisica, Aristotele scrive: “La filosofia non serve a nulla, dirai; ma proprio perché essa è priva di legame di servitù è il sapere più nobile“. Ed ecco svelato il mistero. La filosofia è una scienza che non è asservita a alcun altra disciplina. E’ autonoma e rappresenta il sapere più alto e più nobile. Non è serva, ma è libera. Vediamo perché. Il punto di partenza della nostra discussione è rappresentato proprio dalle parole di Socrate, citate prima e conosciute attraverso gli scritti del più importante dei suoi discepoli, Platone. Il padre della maieutica sostiene che una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta. Ricerca incessante, quindi, non “sapere” o “conoscenza” o “verità rivelate”. La filosofia non fornisce risposte agli interrogativi della vita, non ha verità da offrire, ha sostenuto il filosofo Umberto Galimberti in una sua conferenza, aggiungendo che solo le religioni sostengono dogmaticamente di possedere “la verità”, una verità rivelata, spesso modificata o cambiata nel tempo e priva di fondamento. Galimberti afferma che Socrate si riteneva un dotto ignorante. Dotto, non perchè sapeva le cose, ma perchè sapeva quell’unica cosa, cioè di essere ignorante. Il sapere è posseduto dalla scienza, anche se la scienza stessa è consapevole di avere un sapere provvisorio, perchè in continuo progresso ed evoluzione. La parola filosofia significa “amore per il sapere” e Platone ci ha insegnato che l’amore è mancanza, quindi desiderio di ricerca incessante, che si trasforma in godimento una volta posseduto l’oggetto stesso del desiderio; un continuo interrogarsi quindi, su cosa sia la verità, l’amore, la bellezza, la giustizia, la bontà, su cosa possa rendere gli uomini felici, su cosa renda la vita degna di essere vissuta. Socrate non forniva risposte, non trasmetteva saperi ma, facendo uso in modo mirabile dell’arte della maieutica, interloquiva con le persone per conoscere il loro punto di vista su queste tematiche, incalzandole attraverso domande continue che avevano l’obiettivo di verificare se le loro opinioni stavano in piedi da sole, se avevano un fondamento o se erano il frutto di una suggestione, di un condizionamento politico o religioso. La filosofia, continua Galimberti, commentando Socrate, è la pulizia delle opinioni. Il ruolo della filosofia è determinante per mettere in crisi le più diffuse opinioni correnti, non necessariamente per abbatterle, ma quanto meno per stabilire se hanno un fondamento solido. A cosa serve la filosofia, quindi? Ad imparare a pensare, ad argomentare e a valutare (è proprio questo il significato del verbo “criticare”). La filosofia aiuta ad esporre con efficacia e persuasione le proprie opinioni, non per abilità linguistica o retorica, spesso fuorvianti, ma perché fondate su tesi solide e inconfutabili. La filosofia consente di capire quali sono le opinioni da scartare, benché spacciate per verità, forse perché frutto di suggestioni, influenze o condizionamenti religiosi e dottrinali. Si comprende quindi che essa non coincide con la diffusione del sapere e della conoscenza, ma con la messa alla prova di ciò è che ritenuto “sapere” e col capire, di fronte al vaglio critico e severo della filosofia, se detto sapere è tale oppure è semplicemente “doxa”, cioè un’opinione vuota, priva di sostanza e fondamento e, di conseguenza, da scartare. Questo è fare filosofia, una ricerca incessante che consente di comprendere l’essenza della realtà in cui viviamo ed avere contezza dei fondamenti su cui poggia. Una ricerca entusiasmante quindi, che può contribuire a rendere la vita degna di essere vissuta. E scusate se è poco!

CIRO DE ANGELIS

 

 

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I PATTI LATERANENSI: COSA SONO E PERCHE’ FURONO STIPULATI

 

L’11 febbraio 1929 venivano firmati in San Giovanni in Laterano i Patti Lateranensi. La firma dei Patti segna una momento fondamentale nella storia del Novecento italiano che ha influito notevolmente sui rapporti tra lo Stato e la Chiesa. Il documento fu firmato da Benito Mussolini, capo del governo italiano e dal cardinale Pietro Gasparri, Segretario di Stato del Vaticano durante il pontificato di Pio XI. I patti furono modificati nel 1984 con la firma del nuovo concordato tra Bettino Craxi e il cardinale Agostino Casaroli. Quale importanza rivestono i patti Lateranensi? La risposta a questa domanda può essere più esaustiva se andiamo indietro nel tempo, al secolo precedente. Dopo l’Unità d’Italia, avvenuta nel 1861, lo Stato italiano riuscì a prendere e ad annettere anche Roma, il 20 settembre 1870, attraverso la Breccia di Porta Pia. Il pontefice, papa Pio IX non rinunciò di buon grado al potere temporale ed alla disgregazione del millenario Stato della Chiesa, simbolo del suo potere politico accanto a quello spirituale. Lo Stato Pontificio, o Stato della Chiesa, era nato nell’VIII secolo a seguito di diverse donazioni territoriali ricevute dal papa, prima fra tutte quella del Castello di Sutri, del 728 d.C, del re longobardo Liutprando. Si precisa che il documento relativo alla donazione dell’imperatore Costantino, datato 30 marzo 315 d.C. è un falso storico, risalente all’VIII-IX secolo, la cui non autenticità è stata dimostrata inequivocabilmente nel 1440 dal filologo Lorenzo Valla. Ma torniamo a Pio IX ed alla presa di Roma. Egli si dichiarò quindi prigioniero politico. Neanche la legge delle Guarentigie (garanzie), approvata dal Parlamento italiano il 13 maggio 1871, servì ad ammorbidire la posizione del papa. La legge forniva numerose garanzie sia alla persona del papa, sia alla stessa Chiesa cattolica. Tra queste ricordiamo la garanzia dell’inviolabilità della persona, il diritto alla sua difesa da parte di guardie armate ed alla difesa vari palazzi pontifici che restavano di proprietà della Chiesa (Vaticano, Laterano, Castel Gandolfo, ecc.). In aggiunta lo Stato si impegnava a versare alla Chiesa un introito annuo di 3.225.000 lire, per il mantenimento del papa e dei palazzi stessi. Due soli giorni dopo la promulgazione della Legge delle Guarentigie, Pio IX pubblicava l’Enciclica Ubi nos, con la quale condannava duramente l'”offesa recata a questa Santa Sede, in questi tempi crudeli“, nonchè “i mali e le sventure“, i “nefasti tentavi di usurpazione” e il fatto di essere stati “ridotti sotto un potere ostile“. E aggiunge che “è dovere del Nostro ufficio Apostolico dichiarare solennemente a tutto il mondo che “le cosiddette garanzie malamente fabbricate dal Governo Subalpino… non hanno alcuna validità“. Ed esorta Iddio “perchè i Principi della terra… si uniscano… affinchè siano restituiti a questa Santa Sede i suoi diritti e con essi la piena libertà al Capo visibile della Chiesa“. La Questione Romana, iniziata con l’Unità d’Italia, quindi, non si risolve con la Legge delle Guarentigie ma si accentua sempre più al punto che il papa, nel 1874, ha vietato ai cattolici, con la formula del “non expedit“, la partecipazione alla vita politica italiana. Ed eccoci arrivati al governo di Mussolini, sotto cui si pone fine alla Questione Romana e quindi alla “guerra fredda” tra lo Stato e la Chiesa. I Patti Lateranensi erano formati da tre parti separate: 1) Un Trattato col quale veniva riconosciuta la sovranità e l’indipendenza del nascente Stato della Città del Vaticano e il riconoscimento della religione cattolica, apostolica, romana, quale sola religione dello Stato italiano, che diventava quindi uno Stato confessionale. 2) Una Convenzione Finanziaria, in base alla quale l’Italia si impegnava a versare alla Santa Sede, a titolo di risarcimento per i danni subiti e in contanti, la somma di lire 750.000.000 e di un miliardo di lire in titoli di stato al 5%. 3). Un Concordato, con cui si affermavano numerosi privilegi della Chiesa, il riconoscimento degli effetti civili ai matrimoni religiosi, l’insegnamento obbligatorio della religione cattolica nelle scuole statali, numerose agevolazioni ed esenzioni tributarie. I vescovi sarebbero stati obbligati a giurare fedeltà allo Stato italiano e si impegnavano a pregare, durante la Messa della domenica, per la prosperità del Re d’Italia e dello Stato italiano. Con la caduta del fascismo (25 luglio 1943) e con la fine della Monarchia (2 giugno 1946) e con la promulgazione della Costituzione della Repubblica italiana, entrata in vigore il 1 gennaio 1948, i Patti lateranensi non furono aboliti. L’art. 7 della Costituzione, che regola i rapporti tra Stato italiano e Chiesa cattolica e che sono qui definiti indipendenti e sovrani, sostiene che le modificazioni dei Patti non richiedono procedimento di revisione costituzionale. Col tempo ci si è resi conto che i Patti, sottoscritti in epoca fascista, erano divenuti anacronistici e, gradualmente, è stato avviato il lungo processo che avrebbe portato alla modifica. Tale revisione ebbe luogo il 18 febbraio 1948, col governo Craxi. Cosa è cambiato con il Nuovo Concordato? Lo Stato italiano non è più confessionale ma laico, e con questo principio viene a decadere il primato della Chiesa che, pur conservando ancora numerosi privilegi, è posta sullo stesso livello delle altre religioni riconosciute come tali in base all’art. 8 della Costituzione. E’ stato eliminato il finanziamento diretto alla Chiesa da parte dello Stato, che ora può trarre il proprio sostentamento da due fonti: uno attraverso donazioni volontarie da parte di privati cittadini e uno pubblico, tramite l’otto per mille che in sede di dichiarazione Irpef il contribuente decide di destinare alla Chiesa. Infine altra importante modifica riguarda l’insegnamento della religione cattolica a scuola che da allora non è più obbligatorio, ma frutto di una scelta libera da effettuarsi al momento dell’iscrizione ad un istituto scolastico. Sono passati 37 anni dal nuovo Concordato. I tempi, da allora, sono notevolmente cambiati, e sono ormai diversi anni che ci si interroga nuovamente sull’ipotesi di una nuova modifica, più rispondente alla situazione attuale. Molti segreti sono venuti alla luce. Tanti scandali hanno colpito la Chiesa, un tempo insabbiati con più facilità. La questione dell’immunità di cui godono gli alti prelati è una discussione aperta e ci si chiede se non sia arrivato il momento di cambiare. Inoltre, altra discussione in atto da anni riguarda l’insegnamento della Religione Cattolica, ritenuto ormai anacronistico, tanto più che viviamo in una società multietnica in cui la conoscenza storica di altre culture e religioni può favorire l’integrazione. Perché non sostituire, quindi,  l’insegnamento della Religione Cattolica con l’insegnamento della Storia della Religioni, impartito da docenti laici e appositamente preparati e titolati a tal fine? Sarebbe un segno reale di laicità, pluralismo, libertà e uguaglianza!

CIRO DE ANGELIS

 

 

 

 

 

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1 FEBBRAIO 1945: CONCESSO IL VOTO ANCHE ALLE DONNE ITALIANE

Quella del 1 febbraio 1945 è una grande conquista per le donne italiane. Dopo anni di lotta, manifestazioni, rifiuti e ostacoli le donne italiane, per legge, possono andare a votare. La seconda guerra mondiale non è ancora terminata, mancheranno pochi mesi, quando, su proposta di Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti, il governo Bonomi, introduceva il suffragio universale, con un Decreto Legislativo. Sarà il 2 giugno 1946 la prima grande occasione in cui le donne potranno esercitare questo ambito diritto acquisito. Si voterà sia per l’importante referendum sulla scelta tra Monarchia e Repubblica, sia per eleggere i 556 membri dell’Assemblea costituente. Per la prima volta nella storia le donne entrano attivamente nella vita politica italiana. 21 saranno le donne elette nell’assemblea di coloro che avrebbe scritto la nostra Costituzione. Tra queste Nilde Iotti, prima donna a ricoprire, successivamente, la carica di Presidente della Camera dei Deputati. Il percorso che le donne hanno dovuto fare, in Italia e nel mondo per veder riconosciuto questo importante diritto ed avere voce in capitolo nella vita politica, è stato lungo e faticoso. Apro una breve parentesi. La democrazia, nata nell’antica Atene, con tutte le peculiarità e le novità che racchiudeva, era pur sempre una democrazia imperfetta. Se “democrazia”, vuol dire “governo del popolo”, non tutto il popolo, ad Atene, godeva di questo diritto. Le decisioni da prendere erano prese solo dal popolo di sesso maschile. Le donne erano escluse, così come anche gli schiavi e gli stranieri. In tutti i secoli successivi, il sesso femminile è sempre stato penalizzato, in tutti i campi. Pochissime le donne che hanno avuto un ruolo importante nella politica, nella società, nella cultura. Ma non per demeriti o per mancanza di capacità. Semplicemente è stato impedito loro di emergere, perchè relegate a ruoli legati alla gestione della casa e della famiglia. E non sono poche le donne discriminate dallo Stato e dalla Chiesa, e considerate inferiori, frutto di una misoginia imperante e assurda. Basti pensare alla vicenda della filosofa Ipazia, che, ad Alessandria d’Egitto  fu massacrata da un’orda di fanatici “cristiani”, guidati dal vescovo Cirillo, poi santificato dalla Chiesa. Bisognerà aspettare il 1678 per vedere la prima donna della storia conseguire una laurea. Si trattava di Elena Lucrezia, Cornaro Piscopia, laureatasi all’Università di Padova in filosofia. Ma non voglio soffermarmi molto su questo. Ne riparlerò nel dettaglio in un prossimo articolo. E’ un fatto storico indiscutibile che i diritti delle donne sono sempre stati calpestati. Ma torniamo al diritto al voto. In Italia è arrivato nel 1945. I primi Paesi al mondo a concedere alle donne il diritto di votare sono la Nuova Zelanda (nel 1893) e l’Australia (1902). Dopo l’Unità d’Italia, del 1861, in un clima maschilista ed autoritario, il deputato pugliese Salvatore Morelli, aveva presentato in Parlamento diverse proposte di legge a favore dell’emancipazione femminile, tra cui il diritto al voto. Le proposte furono tutte bocciate e Morelli ricoperto di ridicolo. Anche le lotte e le petizioni di Anna Maria Mozzoni sono state numerose, ma senza successo, se non quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sul ruolo delle donne. Con l’avvento del fascismo non solo non è stato concesso il diritto di voto alle donne, ma è stato tolto anche agli uomini. Mussolini, nel novembre del 1922, in un’intervista a Le Journal, affermò: “C’è chi dice che intendo limitare il diritto di voto. No! Ogni cittadino manterrà il suo diritto di voto per il parlamento di Roma […] Consentitemi anche di ammettere che non credo estendere il diritto di voto alle donne. Sarebbe inutile. Il mio sangue si oppone a tutti i tipi di femminismo quando si tratta di donne che partecipano alle questioni statali. Certo, una donna non dovrebbe essere una schiava, ma se le do il diritto di voto, sarei ridicolo. Nel nostro stato, non dovrebbe essere considerata”. Bisognerà quindi aspettare la fine del fascismo. Il 1 febbraio 1945 è quindi una data importante nella storia della vita politica italiana. Le donne hanno conquistato, finalmente, un diritto fondamentale. La Costituzione italiana, scritta negli anni successivi avrebbe sancito in via definitiva, l’uguaglianza tra i due sessi. Almeno sulla carta. A quando la parità anche nella vita reale?

CIRO DE ANGELIS

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L’Isis Facchinetti di Castellanza ricorda Elisa Springer, sopravvissuta ad Auschwitz, e il suo “Silenzio dei vivi”

Si è svolto dalle 20 alle 22 dello scorso 27 gennaio 2021 l’evento che la Dirigente Scolastica dell’Isis Facchinetti di Castellanza, prof.ssa Anna Maria Bressan , ha voluto si tenesse a beneficio degli studenti del corso serale. Il titolo dell’iniziativa: “IL SILENZIO DEI VIVI – Riflessioni tratte dal libro della scrittrice ebrea Elisa Springer, sopravvissuta ad Auschwitz”. Tutti gli studenti del corso serale hanno potuto partecipare all’evento, introdotto dal prof. Luca Redaelli e sviluppato dal prof. Ciro De Angelis”, ciascuno dalla propria aula, attraverso un collegamento online. E’ stata un’occasione significativa per riflettere sui concetti di indifferenza, razzismo, discriminazione e intolleranza, partendo dalla Shoah e, nello specifico dalla vicenda di Elisa Springer, sopravvissuta miracolosamente ad Auschwitz dove era stata deportata, da giovane, insieme alla sua famiglia, mai più tornata. Il titolo del suo libro, Il silenzio dei vivi, ricorda la difficoltà che Elisa ha incontrato, nei primi anni del dopoguerra, a parlare della sua vicenda, la sua voglia di dimenticare, senza riuscirvi, la sua terribile esperienza. A-24020 era il numero marchiato a fuoco sul suo braccio, com’erano soliti fare i nazisti con gli ebrei. A-24020 è il numero che Elisa ha tenuto coperto per decenni con un cerotto, per vergogna e per evitare di parlare della sua vicenda a chi non avrebbe mai capito, e che l’avrebbe derisa, come è successo. E’ realmente difficile da capire l’orrore della Shoah e a quale livello può giungere l’uomo, nella sua banalità del male, per usare il titolo del libro di Hannah Arendt. Durante la trattazione dell’argomento sono risuonate forti anche le parole di Primo Levi: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. La conoscenza e la memoria ci aiuteranno a evitare che l’orrore della Shoah si ripeta. Ed è compito nostro, in qualità di docenti, di continuare a trasmettere alle nuove generazioni l’importanza della Memoria, unico “vaccino” contro l’indifferenza, come ha recentemente sostenuto Liliana Segre.

Nella parte finale dell’incontro si è aperta una interessante discussione, a cui hanno partecipato gli studenti, i docenti e la stessa dirigente scolastica. E’ stato un momento importante, di ulteriore riflessione su questo tema così attuale, per via della crescita dei negazionisti e per il perdurare di casi di razzismo e discriminazione verso le minoranze. Quello che è accaduto nel cuore dell’Europa verso la metà del Novecento non può e non deve essere dimenticato, nè sottovalutato. E i ragazzi hanno ben compreso questo ascoltando le parole di Elisa Springer: “I giovani liberi devono sapere, dobbiamo aiutarli a capire che tutto ciò che è stato è storia, e la storia si sta paurosamente ripetendo. Per non dimenticare a quale aberrazioni può condurre l’odio razziale e l’intolleranza, non il rito del ricordo, ma la cultura della memoria. Per non dimenticare orrori e crimini, persecuzioni e campi di sterminio, nell’intento di contribuire a tramandare alle future generazioni, un messaggio di Amore e di Pace”.

CIRO DE ANGELIS

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GIORNATA DELLA MEMORIA 2021: Non c’è una ragione… la salvezza è arrivata per caso

Non c’è una ragione… la salvezza è arrivata per caso“. Sono queste le parole che ha pronunciato Goti Bauer, sopravvissuta ad Auschwitz, in una recente intervista. E sono le parole su cui si sono delineate le riflessioni sulla Giornata della Memoria organizzata all’interno dei Mercoledì culturali dell’Udel di Grottaglie. L’evento, online, ha visto un’ampia partecipazione, non solo dei corsisti dell’Università, ma anche di tanti altri interessati all’evento.

Ho pensato di iniziare la relazione con una riflessione sul concetto di “indifferenza”, partendo dalle parole di Liliana Segre: “L’indifferenza è più colpevole della violenza stessa. E’ l’apatia morale di chi si volta dall’altra parte: succede anche oggi, verso il razzismo e altri orrori del mondo”.  Sono parole che fanno riflettere. L’indifferenza di chi poteva fare qualcosa, e non l’ha fatto, ha contribuito in misura notevole allo sterminio.  Ma, tornando alle parole del titolo, molto significativa l’intervista di Goti Bauer (A-5372), nella quale con lucida chiarezza, espone la sua drammatica vicenda nei campi di sterminio, dove perse tutta la sua famiglia e dove, come ha scritto Primo Levi in un verso famoso del suo Se questo è un uomo, si “muore per un SI o per un NO”. Basti pensare al famigerato “angelo della morte”, il dott. Mengele, che, durante la selezione dei sopravvissuti, al loro arrivo ad Auschwitz, dopo uno sguardo sommario, decideva in una sorta di delirio di onnipotenza, e con un semplice cenno del capo, del destino di ciascuno, che veniva indirizzato o verso la fila di prigionieri abili al lavoro o verso quello dei destinati alle camere a gas, per lo più bambini, anziani, malati, ecc.

L’articolo 2 della Legge n. 211/2000, con cui il Parlamento italiano ha istituito la Giornata della Memoria conclude con queste parole: “… affinchè simili eventi non possano mai più accadere”.  Questo può avverarsi se conserviamo e tramandiamo la memoria, il più valido “vaccino” contro l’indifferenza!

Al seguente link è possibile trovare l’intervista di anynamenews al termine dell’evento:

https://www.anynamenews.com/index.php/video-interviste/item/1429-giornata-della-memoria-intervista-al-prof-ciro-de-angelis?fbclid=IwAR2R4uKBq8NnoZV4oSloNoK7ERydiuXohftr2sSTlGVRs6tMI77PdHcyhMk

CIRO DE ANGELIS

 

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La paura della fine del mondo nell’Anno Mille: storia o leggenda?

 

Mille e non più Mille! Senz’altro conoscete questa frase, coniata, nell’Ottocento, per indicare l’idea che si sarebbe diffusa nel X secolo circa l’imminente fine del mondo nell’anno Mille. Al periodo che avrebbe preceduto la fine del mondo è stata associata la profezia sulla cavalcata dei quattro cavalieri dell’Apocalisse, che avrebbero seminato guerre, epidemie, carestie e distruzioni di ogni tipo, come si può notare in questo dipinto di Viktor Michajlovic Vasnecov del 1887. Ma l’idea che la maggioranza delle persone si aspettava la fine del mondo allo scoccare dell’anno Mille non ha alcun reale fondamento storico. Certamente le condizioni di vita nell’ultimo secolo dell’Alto Medioevo peggiorarono notevolmente e questo fu dovuto a numerosi fattori, tra cui le invasioni, in Europa dei Normanni, dei Saraceni e degli Ungari, che seminarono morte, distruzione, carestie, povertà, svuotamento delle campagne e una decadenza generalizzata in tutti i campi. Ma il tutto, all’epoca, non fu associato alla profezia dell’Apocalisse, né all’idea che il peggioramento delle condizioni fosse il preludio della fine del mondo, in concomitanza con lo scadere del primo millennio. Sono diversi i documenti dell’anno 999 giunti fino a noi. In nessuno si accenna alla paura dell’anno Mille. Interessante la bolla di papa Silvestro II, emanata proprio il 31 dicembre del 999, indicante la conferma dei privilegi ad un monastero tedesco e l’obbligo di versare dodici denari ogni anno in futuro. E’ evidente che in quell’ultimo giorno dell’anno Silvestro II non stava pensando alla fine del mondo, ma piuttosto agli interessi economici della sua Chiesa e a come tutelarli nel futuro. Il 31 dicembre del 999 passò e allo scoccare della mezzanotte nulla si verificò. Passarono i giorni e gli anni e si entrò in quello che gli storici hanno definito “Basso Medioevo”, un lungo periodo che vide un graduale miglioramento delle condizioni di vita ed una ripresa in tutti i capi. Dopo ogni periodo tragico e devastante c’è sempre una ripresa ed un risveglio. E la storia ci insegna ad essere fiduciosi!

CIRO DE ANGELIS

 

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UNIVERSITA’ DELL’ETA’ LIBERA DI GROTTAGLIE (TA) – Mercoledì Culturali: si ricomincia da Seneca, con “Vivi il tuo presente”. Riprendono le lezioni online.

Dopo mesi di pausa forzata, grazie alle varie sollecitazioni e incoraggiamenti della presidente dell’Università dell’Età Libera di Grottaglie- TA, prof.ssa Anna Maria Lenti, finalmente sono riprese le lezioni del corso “Mercoledì culturali, approfondimenti di Storia, Filosofia e attualità”, tenute dal sottoscritto. Mercoledì 13 gennaio si è tenuto il primo incontro, dalle 16 alle 17 e si proseguirà ogni mercoledì allo stesso orario. Numerosi i partecipanti, una trentina, che dopo mesi di pausa, finalmente si sono rivisti, in un’aula virtuale, in modalità online, in attesa di poter riprendere in presenza non appena le condizioni lo consentiranno. Persone di ogni età, entusiaste e fortemente motivate hanno seguito con grande interesse la lezione, che si è

sviluppata su una riflessione di Seneca circa necessità di vivere e godere pienamente il proprio presente, senza concentrarsi eccessivamente sul passato o sul futuro, concetti di leopardiana memoria:

“Il maggior ostacolo alla vita è proprio l’attesa: fa dipendere tutto dal domani e, intanto, sciupa l’oggi. Tu vorresti organizzare quanto è nelle mani del destino, e ti lasci sfuggire ciò che è già nelle tue. A quale scopo? A cosa vorresti arrivare? Tutto quanto deve ancora venire è incerto: vivi il tuo presente”.

Nella prossima lezione, mercoledì 20 gennaio sarà trattato un tema di storia medievale: “La rinascita dopo l’anno Mille”. Dopo un periodo di incertezze, carestie, epidemie, e superata la paura di una possibile fine del mondo allo scoccare dell’anno Mille, finalmente il mondo ritorna a vivere, a crescere, a progredire ed a sperare in condizioni migliori. E’ quello che anche noi, mille anni dopo, in un periodo di grandi incertezze e paure, auspichiamo ardentemente.

Ciro De Angelis

Il link per partecipare alla lezione è:  https://meet.google.com/afd-nxrm-zaf

MERCOLEDI’ 20 GENNAIO, ORE 16-17

 

 

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Alcune straordinarie donne filosofe

Le lezioni di Storia, Filosofia e attualità che ormai da diversi anni caratterizzano i Mercoledì culturali dell’Università dell’Età Libera di Grottaglie mi hanno dato la possibilità di approfondire innumerevoli argomenti. Presentare ogni mercoledì un tema diverso, spesso suggerito dai corsisti, richiede impegno, preparazione e studio, ma gli sforzi fatti sono ripagati dal vedere settimana dopo settimana l’aula piena di persone attente e partecipi. Devo ammettere che il primo ad aver tratto beneficio dai mercoledì culturali sono io stesso, in quanto lo studio e le ricerche fatte in tanti anni mi hanno notevolmente arricchito culturalmente e umanamente. La Filosofia è considerata la regina delle discipline perché attraverso essa è possibile affrontare e comprendere meglio tutte le altre. Non c’è argomento culturale che non possa essere affrontato da un punto di vista filosofico. Tra i vari temi affrontati quest’anno ve n’è uno che ha suscitato particolare attenzione ed interesse: le donne filosofe. È un argomento poco conosciuto perché i testi di filosofia lasciano poco spazio alle donne, come avviene, del resto, in numerosi altri campi. Mio obiettivo è stato quindi quello di rendere giustizia a tutte quelle donne, e sono tante, che si sono distinte nell’arte del pensiero e del libero filosofare. Durante le lezioni si è parlato di Hannah Arendt con la sua opera più famosa, La banalità del male, nella quale l’autrice analizza la vita dei criminali nazisti e la facilità con cui da persone “normali” diventarono “i volenterosi carnefici di Hitler”, per poi ritornare indifferentemente a condurre una vita normale e banale dopo la guerra. Le conclusioni a cui giunge l’analisi di Hannah Arendt sono a dir poco sconvolgenti e impongono una profonda riflessione sulla natura umana. Abbiamo esaminato anche la breve ma intensa esistenza di Simone Weil e la sua particolarissima filosofia di vita secondo la quale “nessuno ha amore più grande di colui che sa rispettare la libertà dell’altro”. Abbiamo conosciuto inoltre il pensiero di Simone De Beauvoir, compagna di Jean Paul Sartre ed esponente di primo piano dell’esistenzialismo, che disse: “non si trasforma la propria vita senza trasformare se stessi”. Questo ci ricorda un po’ il pensiero di Gandhi quando disse: “siate il cambiamento che volete vedere negli altri”. Molto interessante è stato l’esame della corrispondenza epistolare a contenuto prettamente filosofico di Elisabetta di Boemia con Cartesio, padre del razionalismo moderno. Uno spazio più ampio, durante le lezioni, è stato riservato a due donne molto particolari che hanno avuto un primato degno di nota: Elena Lucrezia Cornaro Piscopia e Ipazia di Alessandria. La prima, Elena Lucrezia, il 25 giugno 1678, divenne la prima donna al mondo a conseguire una laurea. In una società fortemente maschilista era inammissibile per una donna accedere agli studi più alti. Lei fu tenace e caparbia e, grazie alla grande influenza di suo padre, che rivestiva un ruolo importante nella Repubblica di Venezia, riuscì a frequentare l’università di Padova e a laurearsi, non in teologia come avrebbe voluto (la Chiesa non glielo permise, in quanto la teologia è roba per maschi!), ma in filosofia (per straordinaria ed eccezionale concessione della Chiesa!). Infine Ipazia di Alessandria, considerata la prima grande donna filosofa della storia, e non solo filosofa. Ipazia fu emblema ed espressione del libero pensiero, custode e divulgatrice della cultura greca e responsabile della famosa e immensa biblioteca di Alessandria d’Egitto. Filosofa, scienziata, astronoma e matematica, Ipazia fu trucidata barbaramente nell’anno 415 d.C. per ordine di Cirillo, fanatico ed intollerante vescovo di Alessandria, che volle mettere definitivamente a tacere la sua voce, la sua sete di sapere, il suo libero pensiero, aperto senza pregiudizio ad ogni forma di conoscenza. Paradossalmente la Chiesa era passata in pochi anni dall’essere perseguitata dai pagani di Roma, a divenirne persecutrice, dimenticando lo spirito di amore e di fratellanza che aveva caratterizzato le sue origini. Il Cirillo responsabile del brutale assassinio di Ipazia (la fece scorticare viva!) è lo stesso che la Chiesa, nell’anno 1882, ha proclamato Santo! Inspiegabili e strani i criteri e i requisiti per accedere alla santità! Due donne uniche, quindi, Ipazia e Lucrezia, che ci consentono di far luce sulla misoginia e sull’assurda e persistente discriminazione subita dalle donne in ogni epoca. Proprio vere le parole scritte secoli dopo dal grande filosofo tedesco Arthur Schopenhauer: “Dovunque e comunque si manifesti l’eccellenza, subito la generale mediocrità si allea e congiura per soffocarla”. E questo, triste a dirsi, accade ancor di più quando a manifestare l’eccellenza sono le donne!

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