1 FEBBRAIO 1945: CONCESSO IL VOTO ANCHE ALLE DONNE ITALIANE

Quella del 1 febbraio 1945 è una grande conquista per le donne italiane. Dopo anni di lotta, manifestazioni, rifiuti e ostacoli le donne italiane, per legge, possono andare a votare. La seconda guerra mondiale non è ancora terminata, mancheranno pochi mesi, quando, su proposta di Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti, il governo Bonomi, introduceva il suffragio universale, con un Decreto Legislativo. Sarà il 2 giugno 1946 la prima grande occasione in cui le donne potranno esercitare questo ambito diritto acquisito. Si voterà sia per l’importante referendum sulla scelta tra Monarchia e Repubblica, sia per eleggere i 556 membri dell’Assemblea costituente. Per la prima volta nella storia le donne entrano attivamente nella vita politica italiana. 21 saranno le donne elette nell’assemblea di coloro che avrebbe scritto la nostra Costituzione. Tra queste Nilde Iotti, prima donna a ricoprire, successivamente, la carica di Presidente della Camera dei Deputati. Il percorso che le donne hanno dovuto fare, in Italia e nel mondo per veder riconosciuto questo importante diritto ed avere voce in capitolo nella vita politica, è stato lungo e faticoso. Apro una breve parentesi. La democrazia, nata nell’antica Atene, con tutte le peculiarità e le novità che racchiudeva, era pur sempre una democrazia imperfetta. Se “democrazia”, vuol dire “governo del popolo”, non tutto il popolo, ad Atene, godeva di questo diritto. Le decisioni da prendere erano prese solo dal popolo di sesso maschile. Le donne erano escluse, così come anche gli schiavi e gli stranieri. In tutti i secoli successivi, il sesso femminile è sempre stato penalizzato, in tutti i campi. Pochissime le donne che hanno avuto un ruolo importante nella politica, nella società, nella cultura. Ma non per demeriti o per mancanza di capacità. Semplicemente è stato impedito loro di emergere, perchè relegate a ruoli legati alla gestione della casa e della famiglia. E non sono poche le donne discriminate dallo Stato e dalla Chiesa, e considerate inferiori, frutto di una misoginia imperante e assurda. Basti pensare alla vicenda della filosofa Ipazia, che, ad Alessandria d’Egitto  fu massacrata da un’orda di fanatici “cristiani”, guidati dal vescovo Cirillo, poi santificato dalla Chiesa. Bisognerà aspettare il 1678 per vedere la prima donna della storia conseguire una laurea. Si trattava di Elena Lucrezia, Cornaro Piscopia, laureatasi all’Università di Padova in filosofia. Ma non voglio soffermarmi molto su questo. Ne riparlerò nel dettaglio in un prossimo articolo. E’ un fatto storico indiscutibile che i diritti delle donne sono sempre stati calpestati. Ma torniamo al diritto al voto. In Italia è arrivato nel 1945. I primi Paesi al mondo a concedere alle donne il diritto di votare sono la Nuova Zelanda (nel 1893) e l’Australia (1902). Dopo l’Unità d’Italia, del 1861, in un clima maschilista ed autoritario, il deputato pugliese Salvatore Morelli, aveva presentato in Parlamento diverse proposte di legge a favore dell’emancipazione femminile, tra cui il diritto al voto. Le proposte furono tutte bocciate e Morelli ricoperto di ridicolo. Anche le lotte e le petizioni di Anna Maria Mozzoni sono state numerose, ma senza successo, se non quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sul ruolo delle donne. Con l’avvento del fascismo non solo non è stato concesso il diritto di voto alle donne, ma è stato tolto anche agli uomini. Mussolini, nel novembre del 1922, in un’intervista a Le Journal, affermò: “C’è chi dice che intendo limitare il diritto di voto. No! Ogni cittadino manterrà il suo diritto di voto per il parlamento di Roma […] Consentitemi anche di ammettere che non credo estendere il diritto di voto alle donne. Sarebbe inutile. Il mio sangue si oppone a tutti i tipi di femminismo quando si tratta di donne che partecipano alle questioni statali. Certo, una donna non dovrebbe essere una schiava, ma se le do il diritto di voto, sarei ridicolo. Nel nostro stato, non dovrebbe essere considerata”. Bisognerà quindi aspettare la fine del fascismo. Il 1 febbraio 1945 è quindi una data importante nella storia della vita politica italiana. Le donne hanno conquistato, finalmente, un diritto fondamentale. La Costituzione italiana, scritta negli anni successivi avrebbe sancito in via definitiva, l’uguaglianza tra i due sessi. Almeno sulla carta. A quando la parità anche nella vita reale?

CIRO DE ANGELIS

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *