Le lezioni di Storia, Filosofia e attualità che ormai da diversi anni caratterizzano i Mercoledì culturali dell’Università dell’Età Libera di Grottaglie mi hanno dato la possibilità di approfondire innumerevoli argomenti. Presentare ogni mercoledì un tema diverso, spesso suggerito dai corsisti, richiede impegno, preparazione e studio, ma gli sforzi fatti sono ripagati dal vedere settimana dopo settimana l’aula piena di persone attente e partecipi. Devo ammettere che il primo ad aver tratto beneficio dai mercoledì culturali sono io stesso, in quanto lo studio e le ricerche fatte in tanti anni mi hanno notevolmente arricchito culturalmente e umanamente. La Filosofia è considerata la regina delle discipline perché attraverso essa è possibile affrontare e comprendere meglio tutte le altre. Non c’è argomento culturale che non possa essere affrontato da un punto di vista filosofico. Tra i vari temi affrontati quest’anno ve n’è uno che ha suscitato particolare attenzione ed interesse: le donne filosofe. È un argomento poco conosciuto perché i testi di filosofia lasciano poco spazio alle donne, come avviene, del resto, in numerosi altri campi. Mio obiettivo è stato quindi quello di rendere giustizia a tutte quelle donne, e sono tante, che si sono distinte nell’arte del pensiero e del libero filosofare. Durante le lezioni si è parlato di Hannah Arendt con la sua opera più famosa, La banalità del male, nella quale l’autrice analizza la vita dei criminali nazisti e la facilità con cui da persone “normali” diventarono “i volenterosi carnefici di Hitler”, per poi ritornare indifferentemente a condurre una vita normale e banale dopo la guerra. Le conclusioni a cui giunge l’analisi di Hannah Arendt sono a dir poco sconvolgenti e impongono una profonda riflessione sulla natura umana. Abbiamo esaminato anche la breve ma intensa esistenza di Simone Weil e la sua particolarissima filosofia di vita secondo la quale “nessuno ha amore più grande di colui che sa rispettare la libertà dell’altro”. Abbiamo conosciuto inoltre il pensiero di Simone De Beauvoir, compagna di Jean Paul Sartre ed esponente di primo piano dell’esistenzialismo, che disse: “non si trasforma la propria vita senza trasformare se stessi”. Questo ci ricorda un po’ il pensiero di Gandhi quando disse: “siate il cambiamento che volete vedere negli altri”. Molto interessante è stato l’esame della corrispondenza epistolare a contenuto prettamente filosofico di Elisabetta di Boemia con Cartesio, padre del razionalismo moderno. Uno spazio più ampio, durante le lezioni, è stato riservato a due donne molto particolari che hanno avuto un primato degno di nota: Elena Lucrezia Cornaro Piscopia e Ipazia di Alessandria. La prima, Elena Lucrezia, il 25 giugno 1678, divenne la prima donna al mondo a conseguire una laurea. In una società fortemente maschilista era inammissibile per una donna accedere agli studi più alti. Lei fu tenace e caparbia e, grazie alla grande influenza di suo padre, che rivestiva un ruolo importante nella Repubblica di Venezia, riuscì a frequentare l’università di Padova e a laurearsi, non in teologia come avrebbe voluto (la Chiesa non glielo permise, in quanto la teologia è roba per maschi!), ma in filosofia (per straordinaria ed eccezionale concessione della Chiesa!). Infine Ipazia di Alessandria, considerata la prima grande donna filosofa della storia, e non solo filosofa. Ipazia fu emblema ed espressione del libero pensiero, custode e divulgatrice della cultura greca e responsabile della famosa e immensa biblioteca di Alessandria d’Egitto. Filosofa, scienziata, astronoma e matematica, Ipazia fu trucidata barbaramente nell’anno 415 d.C. per ordine di Cirillo, fanatico ed intollerante vescovo di Alessandria, che volle mettere definitivamente a tacere la sua voce, la sua sete di sapere, il suo libero pensiero, aperto senza pregiudizio ad ogni forma di conoscenza. Paradossalmente la Chiesa era passata in pochi anni dall’essere perseguitata dai pagani di Roma, a divenirne persecutrice, dimenticando lo spirito di amore e di fratellanza che aveva caratterizzato le sue origini. Il Cirillo responsabile del brutale assassinio di Ipazia (la fece scorticare viva!) è lo stesso che la Chiesa, nell’anno 1882, ha proclamato Santo! Inspiegabili e strani i criteri e i requisiti per accedere alla santità! Due donne uniche, quindi, Ipazia e Lucrezia, che ci consentono di far luce sulla misoginia e sull’assurda e persistente discriminazione subita dalle donne in ogni epoca. Proprio vere le parole scritte secoli dopo dal grande filosofo tedesco Arthur Schopenhauer: “Dovunque e comunque si manifesti l’eccellenza, subito la generale mediocrità si allea e congiura per soffocarla”. E questo, triste a dirsi, accade ancor di più quando a manifestare l’eccellenza sono le donne!